lunedì 29 ottobre 2018

Massimo Piccolo - Estelle Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon

Massimo Piccolo 


Estelle
Storia di una principessa e di 
un suonatore di accordìon

Recensione  - Opinione 
di Luigia Chianese
Mugnano di Napoli (Na)
Il 23-28 ottobre 2018 

La stesura di questa Recensione – Opinione avviene in due tempi.
La 1° alla fine della lettura del romanzo e la 2°, che la integra, dopo aver partecipato alla presentazione del romanzo Estelle ..., con l’autore Massimo Piccolo, presso la libreria L’ Acrobata, in Mugnano di Napoli (Na) il giorno sabato 27 ottobre 2018; tappa all’ interno di un booktour di 30 date, secondo l’ autore, accuratamente selezionate.  A presentare l’opera e l’ autore, Agnese Palumbo, scrittrice. (Agnese Palumbo nella foto successiva).

Ciò che mi ha colpito, nella presentazione della scrittrice Agnese Palumbo, è stato il “doppio contrastante” del romanzo: la luce e le mura, il montblanc: duro e dolce nel medesimo tempo, e la magia di Juan contrapposta alla magia vera che generano le persone con l’ amore. Fiaba e realtà che si fondono.  Per me invece, ci sono precise zone di demarcazione tra favola-realtà-favola. Sono tre tempi di una sola partitura, ma ne parlerò più avanti.

Premesso che adoro i libri al di sotto delle 300 pagine, questo è appena di 80; su questo punto, l’ autore si è espresso, sottolineando una cosa importante, a lui non piacciono le descrizioni forzate ed eccessive, che riempiono le pagine, senza scopo. Per questo, per noi, (devo dire sotto mia richiesta) ha letto un brano, alle pagine 65-66, l’unico brano che eccede nelle descrizioni ma con un fine metaforico. (A voi la scoperta, non desidero anticipare troppo). 
Sempre su questo punto, la brevità della storia, Massimo Piccolo ha messo in evidenza che gli è stato chiesto di passare da circa 90.000 battute a almeno 240.000 per rendere il testo più “appetibile alle vendite”, ma, fortunatamente, il nostro autore, ha “tenuto il punto” ed abbiamo una bellissima favola-non favola di 80 pagine.


L’ autore sostiene che il suo romanzo, il suo primo romanzo, è un romanzo di letteratura, se pur favola–non favola, nettamente diverso, dal romanzo di genere che sta dilagando negli ultimi anni. Su questo mi trova d'accordo con lui, anzi condivido pienamente la sua puntualizzazione che la storia funzioni ugualmente anche senza la struttura della favola perché la scrittura e la storia hanno la medesima importanza. E su questo punto è scattata, durante la piacevole serata,  un’altra mia domanda, riferita ad un momento preciso della storia che si svolge a pagina 73: <<ci sarà un sequel>>? Massimo ha risposto che questo particolare gli era stato fatto già notare, ma nonostante ci sia un passo che porterebbe suggerirlo, non è stata sua intenzione aggiungere “quel particolare” per un sequel; ma non amando troppo i sequel si è mostrato un po' indeciso nella risposta. Attenderemo, i posteri lo sapranno!  

Secondo me, Estelle, è una bellissima favola–non favola, ed è una favola contemporanea, almeno fino a pagina 56; poi inizia la realtà per terminare di nuovo in una favola. (Ecco i tre tempi che ho notato). Ho posto questa domanda all’ autore, dello “stop alla favola”, e, in parte, è stato confermato; aggiungendo che “il doppio registro”, da lui utilizzato, favola–non favola, è stato decisamente voluto.

Le favole, però, sono destinate ai fanciulli, con il relativo insegnamento pedagogico, ma questa storia a me sembra adatta sia ai ragazzi/adolescenti che agli adulti; anche per questo la considero una non favola. Non a caso la responsabile della libreria L’ Acrobata, in uno dei suoi interventi, ha messo in evidenza, che nel quadro generale del romanzo, si può notare l’ atteggiamento di iperprotettività del genitore nei confronti della figlia, e questo romanzo può mettere in luce questo comportamento non  innocuo proprio agli adulti.

Tornando alla mia Recensione – Opinione posso dire che quest’ opera, pur avendo la classica struttura della favola, già dal suo incipit  ... Tanto tempo fa ... ha qualcosa di meno standard rispetto alle classiche favole, altro motivo per definirla anche non favola.
Prima di iniziare il racconto, dopo l’ indice,  l’ autore ha riportato un’affermazione di Katy Perry che dice :          <<Non ho bisogno del principe azzurro per avere il mio lieto fine>>. Questa frase non è messa per bellezza, e nella storia si scoprirà il perché nell' autodeterminazione della protagonista.
Nelle favole, abbiamo il buono, il cattivo, la difficoltà, il sacrificio, la ricerca della libertà, l’amore vero,  il superamento della difficoltà, con l’immancabile sconfitta o conversione del cattivo.
Qui, invece, non abbiamo il classico bianco o nero ma abbiamo più colori. Il troppo amore del re padre, Gustav IV, ad esempio, non è una vera e propria difficoltà è solo una delle manifestazioni dell’amore, pagina 12 <<...e appena il sonno l’abbracciava, il re, seduto sulla poltrona accanto, le dava un’ultima carezza, ...>> che, nel caso di questo padre, si trasforma in eccesso di protezione e controllo, pagina 11 <<niente di più, amore mio, ti giuro. Niente di più, parola di re>>.

La protagonista, Estelle, anche se per il suo bene, dal padre, è stata messa in condizione di conoscere il mondo ma velato, e pur non sapendosi misurare con le infinite possibilità dell’ esistenza umana, supererà i “muri” dei “tessuti di seta”  e salterà verso la sua libertà come i “fringuelli di Giava” !
Gli altri personaggi, invece,  hanno varie sfumature che non sono ne positivi né negativi, tipico delle favole, ma sono reali armonie di differenze. Lo si noterà nel principe Ileardo di Hardangerfjord pieno di irrequietezza; Juan, un suonatore di accordìon (una specie di fisarmonica) e nel simpatico Petrov, colui che, più di tutti, riporta la favola alla non favola, sopratutto con la metafora della candela che ritroviamo nelle pagine 60-61. (è il mio personaggio preferito). Tutto ciò  rende realistico e attuale questo testo; perché la vita non è come nelle favole di due colori, ma è un arcobaleno di meraviglie. Personaggi nuovi e avvincenti, abbuffate di montblanc con situazioni sfiziose e magiche, con lieto e non lieto fine che si chiama vita!
L.Ch.


Massimo Piccolo - Estelle.
Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon
TRAMA

(Ripresa da vari siti internet):La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l'amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l'immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi in nessun modo, e, se la figlia sarà costretta a vivere tutta la vita esclusa dal mondo, farà in modo che tutto il mondo possa passare nel suo castello per allietare le continue feste organizzate per la sua bambina. E tutto sembra procedere secondo i suoi piani, fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica figlia, non capiteranno il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon.

Massimo Piccolo 
Vita

(Notizie riprese da vari siti internet)Massimo Piccolo, ex giornalista, fotografo e autore, è nato a Pomigliano D’Arco intorno agli anni ’70. Ha proposto uno short movie dal titolo “Dolly” e il docufilm “Gli anni del Bronx”.  Il suo debutto cinematografico “Assolo” è stato recensito da Anselma Dell’Olio a “Il cinematografo” su Rai 1 e dalla storica rivista di settore Ciak. È poi approdato all’Ischia Global Film e Music Festival e all’interno del programma Sottovoce di Gigi Marzullo in una puntata monografica dedicata all’autore. Si è dedicato alla storia gastronomica partenopea con il libro “90 passi nella gastronomia napoletana”, ha scritto e diretto monologhi teatrali tra i quali “Luna di seta” e i testi per un cd Jazz, orchestrato e arrangiato dal maestro Riccardo Biseo.



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