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lunedì 27 settembre 2021

Appuntamento con la Memoria - Le Quattro Giornate di Napoli

 Appuntamento con la Memoria
Le Quattro Giornate di Napoli


Luigia Chianese Books Review Blogger

Blog Libri e Opinioni

@LibrieOpinioni

 

Mugnano di Napoli (Na) - 27.09.2021 

Mugnano di Napoli celebra Le Quattro Giornate di Napoli. 

Questo piccolo paesino di provincia con poco più di 35200 abitanti, cerca sempre di non mancare agli “Appuntamenti con la Memoria”. 

Una buona organizzazione che è iniziata alla presenza delle personalità civili e militari e con la  partecipazione di alcuni Alunni del vicino Liceo Segrè. 


Quest’anno, nei limiti delle disposizioni per il Covid, si è tenuto presso il Teatro Comunale di Mugnano di Napoli, il 27 settembre 2021, ore 18.00, un’incontro-evento organizzato dalla ProLoco Mugnano di Napoli di cui è Presidente Ciro Clemente (nella foto) con il Relatore e Presentatore Vittorio Calabrese, per parlare delle Quattro Giornate di Napoli.




Le Quattro Giornate di Napoli 

furono un episodio storico d’ insurrezione popolare 

avvenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, 

tra il 27 e il 30 settembre 1943.

Nel corso dell'insurrezione i civili,

con l'apporto di militari fedeli al Regno Del Sud,

riuscirono a liberare la città di Napoli 

dall'occupazione delle forze della Wehrmacht, 

aiutate da gruppi di fascisti locali.



(I quadri sono opere dell' Artista Gennaro Pressano) 

Andiamo con ordine:

Tutto è iniziato con la visione di immagini riguardanti i bombardamenti che la città di Napoli subì durante la Seconda Guerra Mondiale; i disastri, le razzie ed i morti. Immagini forti che hanno toccato la memoria di tutti.

Tutti in piedi, poi, per ascoltare il Canto degli Italiani, l’Inno Nazionale o Inno di Mameli cantato, meravigliosamente, dalla Soprano Carmen Liccardo che ci ha deliziato, con la sua delicata voce, anche con la canzone “il Monastero di Santa Chiara”.


Il Moderatore della serata, il Sig. Vittorio Calabrese, fotografo amatoriale e amante della cultura e tradizione storica di Mugnano, ha introdotto il Sindaco dott. Luigi Sarnataro ed entrambi, nei loro discorsi, hanno posto l’accento su quanto sia importante tramandare e diffondere la storia e infondere nelle nuove generazioni lo spirito della Libertà.

A seguire è stato presentato lo Scrittore e Giornalista Giuseppe Russo ringraziato dall’ Assessore agli Eventi Luisa Zingarelli. Russo ha intrattenuto la platea narrando brevissimamente di Napoli e della Campania durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, con aneddoti particolarmente sfiziosi tra cui la “Guerra dei Mestoli”. Ha posto l’ attenzione anche su come proprio Napoli sia un "Territorio di Sperimentazione” per l’Italia e per l’Europa intera dando prova di sé anche nel liberarsi dall’oppressione Nazi-Fascista.

Nel mezzo dei racconti ed aneddoti dello scrittore e giornalista Giuseppe Russo vi è stato un intramezzo artistico dell’Attrice Imma Torri che ha magistralmente recitato un brano riguardante la morte di un marinaio che tornava dalla licenza e che i Tedeschi-Nazisti trucidarono in pubblica piazza al solo scopo di spaventare e intimidire ulteriormente il popolo Partenopeo. Una lapide in Piazza Borsa ricorda l’infausto evento.

Per accrescere la nostra memoria storica sui tragici e anche gloriosi avvenimenti delle Quattro Giornate di Napoli, l’Assessore alla Cultura di Mugnano nella persona di Carmen Ausilio, insieme allo scrittore Simon Pocock hanno evidenziato quanto sia importante per le giovani generazioni partecipare, comprendere e parlare di questi eventi. A tal proposito sono intervenuti gli studenti del Liceo Segrè di Mugnano.

L’Artista-Pittore Gennaro Pressano, invece, ha omaggiato il Comune di Mugnano di Napoli, di alcune sue opere. Ha esposto 4 suoi dipendi che interpretano gli Eventi delle Quattro Giornate di Napoli.

Ci sono stati, a seguire, due momenti fuori programma: 

il primo del Professore Andrea Cipolletta che ha sottolineato come Mugnano di Napoli ricordi questo evento in anche altre forme, ovvero, una nostra scuola è intitolata al Filippo Illuminato; un ragazzo di appena 13 anni mitragliato dai Tedeschi Nazisti durante le rappresaglie e i combattimenti.  (Napoli, 21 agosto 1930 – Napoli, 28 settembre 1943) Questo ragazzino coraggioso è stato un partigiano Italiano ed è stato decorato con la  Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

Il secondo intervento, fuori programma, è stato del Professor Salvatore Gatti che ha parlato di come gli alunni del Segrè hanno studiato i “4 Martiri”. Mugnano di Napoli ha una strada dedicata ai “4 Martiri” ovvero a quattro persone Mugnanesi brutalmente trucidati in quel periodo dai Nazi-Fascisti e gli studenti a tal proposito, hanno realizzato un breve fumetto sulla triste vicenda.

A raccontare parte della storia dei “4 Martiri” sono stati i Fratelli Pezone in particolare Giuseppe, in quanto Nipoti del Martire Nicola Capasso.


Prima dei saluti, ringraziamenti e omaggi finali a tutti i partecipanti, ha preso la parola il Consigliere Regionale dott.re Giovanni Porcelli che ci ha colpiti puntando su tre elementi che hanno contraddistinto e ancora oggi contraddistinguono il Popolo Napoletano: Resilienza, Resistenza e Ribellione.

Va ricordato, secondo me, che Napoli non è stata solo la prima città d’Italia e d’Europa e liberarsi, e a liberarsi da sola, dall’oppressione Nazi-Fascista ma ha fatto ciò attraverso un’ organizzazione spontanea, un movimento Popolare che  dal basso, ha raccolto tutti i ceti sociali, unendoli per il fine comune; la Libertà! Gli avvenimenti di queste giornate valsero alla Città di Napoli, quindi al suo intero popolo, il conferimento della Medaglia d’ Oro al Valor Militare! L.Ch.
(Il quadro è un' opera dell' Artista Gennaro Pressano) 


Brevissimi Cenni Storici
Le Quattro Giornate di Napoli

Ripresi da Internet

Le quattro giornate di Napoli furono un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tra il 27 e il 30 settembre 1943. Nel corso dell'insurrezione i civili, con l'apporto di militari fedeli al Regno Del Sud, riuscirono a liberare la città di Napoli dall'occupazione delle forze della Wehrmacht, aiutate da gruppi di fascisti locali.

L'avvenimento, che valse alla città il conferimento della Medaglia d’ Oro al Valor Militare, consentì alle Forze Alleate  di trovare al loro arrivo, il 1º ottobre 1943 , una città già libera dall'occupazione tedesca, grazie al coraggio e all'eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati e allo stremo per i lunghi anni di guerra. Napoli fu la prima, tra le grandi città europee, a insorgere, e con successo, contro l'occupazione tedesca.

Con l'avanzata degli Alleati nell'Italia meridionale, gli esponenti dell'antifascismo partenopeo (tra cui Fausto Nicolini e Adolfo Omodeo), iniziarono a stabilire più stretti contatti con i comandi Alleati richiedendo la liberazione della città.

A partire dall'8 settembre 1943, giorno dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile con la lettura alla radio da parte del Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio del suo famoso "proclama", le forze armate italiane, come in tutto il paese, a causa della mancanza di ordini dei comandi militari si trovarono allo sbando anche a Napoli.

In città la situazione, già difficile per i bombardamenti subiti e per lo squilibrio delle forze in campo (oltre 20 000 tedeschi a fronte di soli 5 000 italiani, in tutta la Campania), ben presto divenne caotica per la diserzione di molti alti ufficiali, incapaci di assumere iniziative se non addirittura conniventi con i tedeschi, cui seguì lo sbando delle truppe, incapaci a loro volta di difendere la popolazione civile dalle angherie tedesche.

In particolare ci fu la fuga, in abiti borghesi, dei generali Riccardo Pentimalli ed Ettore Deltetto, cui era affidata la responsabilità militare della provincia di Napoli. Gli ultimi atti di Ettore Deltetto furono proprio la consegna della città all'esercito tedesco e la stesura di un manifesto che, vietando gli assembramenti, autorizzava i militi a sparare sulla folla in caso di inadempienza.

Sporadici ma cruenti tentativi di resistenza si ebbero tuttavia alla Caserma Zanzur, alla Caserma dei Carabinieri Pastrengo e al 21º Centro di Avvistamento di Castel dell'Ovo.

12 settembre 1943 il colonnello Walter Scholl, assunto il comando delle forze armate occupanti in città, proclamò il coprifuoco e dichiarò lo stato d'assedio con l'ordine di passare per le armi tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche, in ragione di cento napoletani per ogni tedesco eventualmente ucciso.

Seguì altro proclama, apparso sui muri della città, la mattina di lunedì 13 settembre:

1.    Con provvedimento immediato ho assunto da oggi il Comando assoluto con pieni poteri della città di Napoli e dintorni.

2.    Ogni singolo cittadino che si comporta calmo e disciplinato avrà la mia protezione. Chiunque però agisca apertamente o subdolamente contro le forze armate germaniche sarà passato per le armi. Inoltre il luogo del fatto e i dintorni immediati del nascondiglio dell'autore verranno distrutti e ridotti a rovine. Ogni soldato germanico ferito o trucidato verrà rivendicato cento volte.

3.    Ordino il coprifuoco dalle ore 20 alle ore 6. Solo in caso di allarme si potrà fare uso della strada per recarsi al ricovero vicino.

4.    Esiste lo stato d'assedio.

5.  Entro 24 ore dovranno essere consegnate tutte le armi e munizioni di qualsiasi genere, ivi compresi i fucili da caccia, le granate a mano, ecc. Chiunque, trascorso tale termine, verrà trovato in possesso di un'arma, verrà immediatamente passato per le armi. La consegna delle armi e munizioni si effettuerà alle ronde militari germaniche.

6.    Cittadini mantenetevi calmi e siate ragionevoli. Questi ordini e le già eseguite rappresaglie si rendono necessarie perché un gran numero di soldati e ufficiali germanici che non facevano altro che adempiere ai propri doveri furono vilmente assassinati o gravemente feriti, anzi in alcuni casi i feriti anche vilipesi e maltrattati in modo indegno da parte di un popolo civile.

Napoli, 12 settembre 1943 firmato Scholl Colonnello»

Dopo la fucilazione di 7 militari italiani (4 mari­nai, 1 soldato, 1 sergente maggiore, 1 aviere) avvenuta in via Cesario Console , gli spari di un carro armato contro gli studenti che stavano iniziando a riunirsi nella vicina Università  e contro alcuni marinai e finanzieri italiani in Piazza Bovio, davanti al palazzo della Borsa, sempre il 12 vi fu un episodio che scosse particolarmente il sentimento popolare: sulle scale della sede centrale dell' Università avvenne l'esecuzione di un ignoto marinaio, alla quale migliaia di cittadini, tra cui ci fu il poi giornalista Antonio Ghirelli, furono costretti ad assistere dalle truppe tedesche che a forza li condussero sul Rettifilo, la strada antistante il luogo della fucilazione.  

( Lapide all'ingresso del Palazzo della Borsa che ricorda l'uccisione di quattro marinai e finanzieri, il 12 settembre 1943, da parte di soldati tedeschi) 

500 persone, lo stesso giorno furono inoltre condotte con la forza a Teverola, nel Casertano, e costrette ad assistere alla fucilazione di 14 carabinieri, "rei" di aver impedito il tentativo dei guastatori tedeschi di sabotare gli impianti del palazzo dei Telefoni e poi di aver resistito con le armi agli assalti di rappresaglia nella loro caserma in via Marchese Campodisola, a pochi passi da piazza Bovio, prima di arrendersi all'occupante tedesco per aver esaurito le munizioni. A loro memoria è posta una lapide su un palazzo della stessa strada.

Ormai la rabbia e l'esasperazione dei napoletani, in seguito alle esecuzioni indiscriminate, ai
saccheggi, ai rastrellamenti della popolazione civile, alla miseria e alle distruzioni della guerra che mettevano in ginocchio l'intera città, stava montando spontanea, priva di un fattore esterno organizzativo che non fosse altro che il desiderio di liberarsi dell'invasore tedesco.

Si cominciò a pensare all'approvvigionamento delle armi: il 22 settembre gli abitanti del Vomero riuscirono a impadronirsi di quelle che erano appartenute ai soldati della 107ª Batteria; il 25 settembre 250 moschetti furono prelevati da una scuola militare; il 27 settembre caddero nelle mani degli insorti alcuni depositi di armi e munizioni.

Il 23 settembre intanto, una nuova misura repressiva adottata dal colonnello Walter Scholl prevedeva lo sgombero (entro le ore 20 dello stesso giorno) di tutta la fascia costiera cittadina sino a una distanza di 300 metri dal mare; in pratica circa 240 000 cittadini furono costretti ad abbandonare in poche ore le proprie case per consentire la creazione di una "zona militare di sicurezza" che sembrava preludere alla distruzione del porto.

Quasi contemporaneamente, un manifesto del prefetto intimava la chiamata al servizio di lavoro obbligatorio di tutti i maschi di età compresa fra i diciotto e i trentatré anni, in pratica una deportazione forzata nei campi di lavoro in Germania.

Il risultato sperato dai tedeschi non fu però ottenuto e alla chiamata risposero soltanto 150 napoletani sui previsti 30000, il che determinò Walter Scholl a decidere di inviare ronde militari per la città per i rastrellamenti e la fucilazione immediata degli inadempienti. Fu affisso in città un nuovo proclama del Comando Militare Germanico.

<<Al decreto per il servizio obbligatorio di lavoro hanno risposto in quattro sezioni della città complessivamente circa 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto presentarsi oltre 30.000 persone. Da ciò risulta il sabotaggio che viene praticato contro gli ordini delle Forze Armate Germaniche e del Ministero degli Interni Italiano.
Incominciando da domani, per mezzo di ronde militari, farò fermare gli inadempienti. Coloro che non presentandosi sono contravvenuti agli ordini pubblicati, saranno dalle ronde senza indugio fucilati. Il Comandante di Napoli, Scholl>>

L'insurrezione popolare fu allora inevitabile, i cittadini furono chiamati a scegliere tra la sopravvivenza e la morte o la deportazione forzata in Germania e ormai, spontaneamente in ogni punto della città, persone di entrambi i sessi, di ogni ceto sociale e di ogni occupazione, andavano riversandosi nelle strade per organizzarsi e imbracciare le armi. Si unirono a loro anche moltissimi dei soldati italiani che solo pochi giorni prima si erano dovuti dare alla macchia. Già dal 26 settembre una folla disarmata e urlante (a maggioranza femminile) si scatenò contro i rastrellamenti tedeschi, liberando i giovani destinati alla deportazione.

Il 1º ottobre alle 9:30 i primi carri armati Alleati entrarono in città, mentre alla fine della stessa giornata, il comando tedesco in Italia, per bocca del feldmaresciallo Albert Kesselring, considerò conclusa la ritirata con successo.

Il bilancio degli scontri durante le "quattro giornate" non è concorde nelle cifre; secondo alcuni autori, nelle settantasei ore di combattimenti, morirono 168 militari e partigiani e 159 cittadini; secondo la Commissione ministeriale per il riconoscimento partigiano le vittime furono 155 ma dai registri del Cimitero di Poggioreale risulterebbero 562 morti.

È da notare che la gran parte dei combattimenti si ebbero esclusivamente tra italiani e tedeschi. A differenza di altri episodi della Resistenza furono infatti relativamente rari gli scontri con fascisti italiani, che probabilmente non avevano avuto il tempo di riorganizzarsi efficacemente dopo l'8 settembre (ricordiamo infatti che la Repubblica Sociale Italiana fu proclamata il 23 settembre, ovvero solo quattro giorni prima dello scoppio della rivolta).

Facendo un bilancio, oltre l'importantissimo risultato morale e politico dell'insurrezione, le "Quattro Giornate di Napoli" ebbero senz'altro il merito di impedire che i tedeschi potessero organizzare una resistenza in città o che, come Adolf Hitler aveva chiesto, Napoli fosse ridotta «in cenere e fango» prima della ritirata.

Parimenti fu evitato che il piano di deportazione di massa organizzato dal colonnello Scholl avesse successo. Nel breve periodo di occupazione tedesca, ci saranno circa 4 000 deportati. A ciò si giunse non soltanto grazie ai 1 589 combattenti ufficialmente riconosciuti, ma anche per la resistenza civile e non violenta di tanti napoletani, fra cui in primis le donne, operai/e, femminielli, preti, «scugnizzi» (10% circa degli insorti), studenti e professori, medici e vigili del fuoco.

Circa un anno dopo, il 22 dicembre del 1944, i generali Riccardo Pentimalli ed Ettore Deltetto, accusati di aver abbandonato la città nelle mani dei tedeschi all'indomani dell'8 settembre, furono condannati dall'Alto Commissario per la punizione dei delitti fascisti a 20 anni di reclusione senza possibilità di appello, condanna annullata pochi mesi dopo dalle sezioni unite penali della Corte Suprema di Cassazione. Tuttavia, mentre Pentimalli venne completamente riabilitato e collocato in pensione con rivalutazione di arretrati ed emolumenti spettanti, Deltetto morì nel 1945 nel carcere di Procida per una perforazione gastrica fulminante dopo aver minacciato, una volta uscito di "rivelare molte cose, molto imbarazzanti, per molta gente". Anche l'avvocato Domenico Tilena, che aveva retto la federazione fascista provinciale durante gli scontri, fu condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione.

Delle "Quattro Giornate di Napoli" è stata data anche un'interpretazione alternativa a quella corrente, che intende sottolinearne la natura di «resistenza civile e popolare» e di concreto e nobile esempio di «difesa sociale e non violenta» (essendo state utilizzate largamente tecniche non violente come: la non-collaborazione, il boicottaggio, il sabotaggio, il rifiuto della militarizzazione della vita civile e la creazione di organismi paralleli), grazie alle quali un'intera città seppe liberarsi da sola dell'occupante tedesco.


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martedì 27 aprile 2021

Kristin Hannah - I Venti di Sabbia

Kristin Hannah
I Venti di Sabbia
 
Recensione – Opinione di
 
Mugnano di Napoli
04.04.2021
 
Ecco tra le nostre mani e/o sui nostri E-Book un’altra grande opera dell’autrice Statunitense Kristin Hannah, che insieme alle sue precedenti opere: “L’Usignolo” , “Il Grande Inverno”,  “Come Neve che Cade crea l’ ennesimo capolavoro.          La Grande Depressione, ovvero la Grande Crisi Economica Americana e il Dust Bowl, in sintesi una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti Centrali e il Canada tra il 1931 e il 1939, sono l’ ambientazione da cui parte tutto il racconto. Da pagina 11:

<<Danneggiare la terra significa

danneggiare i propri figli. >>.

Wendell Berry, Contadino e Poeta

A prima lettura il romanzo ricorda Furore, considerato il Grande Romanzo Americano con cui John Steinbeck vinse due premi:  il Pulitzer e il Nobel; Furore è un classico della letteratura statunitense, pubblicato il 14 aprile 1939, in cui si narra la storia della famiglia Joad, proveniente dall’Oklahoma, costretta a migrare in California in cerca di lavoro dopo i pesanti danni inflitti dalla siccità. Il Sogno Americano che si racconta invece in questo romanzo, I Venti di Sabbia, è simile; anche qui si parte da una delle terre colpite dal Dust Bowl ma in quest’ opera si parte dal Texas e non dall’ Oklahoma però si punta alla medesima meta: quella della terra “del latte e del miele” ovvero la California, ciò che cambia è il punto vista perché vira verso due generazioni di donne. La prima Elsa (Wolcott) Martinelli e di sua figlia Loreda Martinelli. Entrambe affrontano il futuro, le difficoltà e la paura in modo diverso: la prima, Elsa, incatenata ai propri complessi interiori e fisici generati dalla sua famiglia d’origine, i Wolcott, affronta l’ esistenza cercando amore, stabilità e sicurezza; la seconda, Loreda affronta il mondo attraverso il riscatto sociale. Solo alla fine convergeranno in una sola forza e troveranno il vero coraggio spalleggiandosi e comprendendo le diversità e le somiglianze dei loro cuori. Da pagina 396:

<< Niente scuse. Abbiamo litigato, faticato,

ci siamo ferite a vicenda, e allora?

L’ amore è questo, credo.

È lacrime, rabbia, felicità, fatica.

Più di tutto, però, è qualcosa che dura.

Resiste.>>.

Anche se non tutti i loro sogni si realizzeranno loro diverranno l’emblema, il punto di svolta, di quel Sogno Americano che s’infrange con estrema facilità ma che attraverso il dolore, la sofferenza e le privazioni, l’impegno, la fatica, la tenacia e il duro lavoro, può sempre ricrescere, più forte di prima come i fiori d’astri. (Capirete leggendo il romanzo perché proprio gli astri).  Loro, nel racconto,  sono delle coraggiose sopravvissute, le classiche donne Americane forti e tenaci che costruiscono il nuovo.

L’idea del Sogno Americano è una costante in quest’opera che si evidenzia in ogni pagina e l’istruzione insieme al benessere sociale ed economico delle nuove generazioni ne diventano la meta.

Anche questa volta l’autrice Statunitense è riuscita a coniugare un grande e tragico evento storico con un racconto quasi verosimile riuscendo ad emozionare ad ogni pagina ed offrendo ai lettori spunti di riflessione sia sui sentimenti sia sulle emozioni che sulla società Americana tra gli anni 1925-1939. In I Venti di Sabbia, come in altre opere dal tratto storico di Kristin Hannah, lei riesce a presentare al lettore un lato della personalità femminile forte che arriva a sollevarsi e ad andare oltre le paure che la società cuce sulle donne, facendole riemergere dagli abissi dei condizionamenti maschili e familiari. Da pagina 20:

<< Non avere paura di morire, Elsa.

Abbi paura di non vivere. Sii coraggiosa.>>.

È una buona lettura che riesce con facilità ad assorbire il lettore e a coinvolgerlo fra la vita della famiglia Martinelli e un pezzo importante della Storia Americana. L.Ch. Voto da 1 a 5 direi un bel 4 pieno. 📚📚📚📚📖


TRAMA

I Venti di Sabbia

Kristin Hannah

Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Texas, 1934. Milioni di persone sono rimaste senza lavoro e la siccità ha distrutto le Grandi Pianure. Gli agricoltori stanno combattendo per non perdere le loro terre e la loro fonte di sostentamento, dal momento che le coltivazioni avvizziscono irrimediabilmente, l'acqua si sta prosciugando e le tempeste di polvere e sabbia minacciano di seppellirli tutti. Uno dei periodi più bui della Grande Depressione, l'era del Dust Bowl, è arrivato come un'implacabile vendetta. In questo tempo incerto e pericoloso, Elsa Martinelli, una donna e madre coraggiosa, cerca in tutti i modi di salvare la sua famiglia e la fattoria dove vive, l'unica vera casa che abbia mai avuto. A un certo punto, però, come tanti suoi vicini, è costretta a fare una scelta angosciosa: continuare a combattere per la terra che ama o andare a ovest, in California, alla ricerca di una vita migliore. Per dare un futuro ai suoi figli decide di partire, ma il viaggio è estenuante e difficile, e l'arrivo ancora di più: la situazione in California non è così facile come Elsa credeva. Ampi e abbaglianti, i campi senza grano delle Grandi Pianure prendono vita in questo romanzo che è una parabola di difficoltà e nuovi inizi e al tempo stesso la narrazione epica del fallimento di un sogno, ora più che mai emblematico, e della speranza che ciononostante non viene mai meno. "I venti di sabbia" è un ritratto dell'America e del Sogno Americano, visto attraverso gli occhi di una donna indomabile il cui coraggio e sacrificio arriveranno a definire una generazione.
 
Prima pubblicazione2020
Editore : Mondadori (2 marzo 2021)
Lingua : Italiano
Copertina rigida : 444 pagine

 

CENNI SULLA VITA

di:

Kristin Hannah

Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Kristin Hannah è nata il 25 settembre 1960 Garden Grove, California è una scrittrice americana ,  ha vinto numerosi premi, tra cui il Golden Heart, il Maggie e il premio National Reader's Choice del 1996. Si è laureata in legge a Washington studiando giurisprudenza a Seattle ed  ha lavorato come avvocato prima di dedicarsi  alla scrittura, nel 1991. Attualmente vive a Bainbridge Island, Washington , con suo marito e suo figlio. È una pluripremiata autrice, con oltre venti romanzi pubblicati. Tra i suoi romanzi apparsi in Italia ricordiamo:  L'estate in cui imparammo a volare - Mondadori 2014L'usignolo  - Mondadori 2016 - Il grande inverno (Mondadori 2018).



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