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lunedì 27 settembre 2021

Appuntamento con la Memoria - Le Quattro Giornate di Napoli

 Appuntamento con la Memoria
Le Quattro Giornate di Napoli


Luigia Chianese Books Review Blogger

Blog Libri e Opinioni

@LibrieOpinioni

 

Mugnano di Napoli (Na) - 27.09.2021 

Mugnano di Napoli celebra Le Quattro Giornate di Napoli. 

Questo piccolo paesino di provincia con poco più di 35200 abitanti, cerca sempre di non mancare agli “Appuntamenti con la Memoria”. 

Una buona organizzazione che è iniziata alla presenza delle personalità civili e militari e con la  partecipazione di alcuni Alunni del vicino Liceo Segrè. 


Quest’anno, nei limiti delle disposizioni per il Covid, si è tenuto presso il Teatro Comunale di Mugnano di Napoli, il 27 settembre 2021, ore 18.00, un’incontro-evento organizzato dalla ProLoco Mugnano di Napoli di cui è Presidente Ciro Clemente (nella foto) con il Relatore e Presentatore Vittorio Calabrese, per parlare delle Quattro Giornate di Napoli.




Le Quattro Giornate di Napoli 

furono un episodio storico d’ insurrezione popolare 

avvenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, 

tra il 27 e il 30 settembre 1943.

Nel corso dell'insurrezione i civili,

con l'apporto di militari fedeli al Regno Del Sud,

riuscirono a liberare la città di Napoli 

dall'occupazione delle forze della Wehrmacht, 

aiutate da gruppi di fascisti locali.



(I quadri sono opere dell' Artista Gennaro Pressano) 

Andiamo con ordine:

Tutto è iniziato con la visione di immagini riguardanti i bombardamenti che la città di Napoli subì durante la Seconda Guerra Mondiale; i disastri, le razzie ed i morti. Immagini forti che hanno toccato la memoria di tutti.

Tutti in piedi, poi, per ascoltare il Canto degli Italiani, l’Inno Nazionale o Inno di Mameli cantato, meravigliosamente, dalla Soprano Carmen Liccardo che ci ha deliziato, con la sua delicata voce, anche con la canzone “il Monastero di Santa Chiara”.


Il Moderatore della serata, il Sig. Vittorio Calabrese, fotografo amatoriale e amante della cultura e tradizione storica di Mugnano, ha introdotto il Sindaco dott. Luigi Sarnataro ed entrambi, nei loro discorsi, hanno posto l’accento su quanto sia importante tramandare e diffondere la storia e infondere nelle nuove generazioni lo spirito della Libertà.

A seguire è stato presentato lo Scrittore e Giornalista Giuseppe Russo ringraziato dall’ Assessore agli Eventi Luisa Zingarelli. Russo ha intrattenuto la platea narrando brevissimamente di Napoli e della Campania durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, con aneddoti particolarmente sfiziosi tra cui la “Guerra dei Mestoli”. Ha posto l’ attenzione anche su come proprio Napoli sia un "Territorio di Sperimentazione” per l’Italia e per l’Europa intera dando prova di sé anche nel liberarsi dall’oppressione Nazi-Fascista.

Nel mezzo dei racconti ed aneddoti dello scrittore e giornalista Giuseppe Russo vi è stato un intramezzo artistico dell’Attrice Imma Torri che ha magistralmente recitato un brano riguardante la morte di un marinaio che tornava dalla licenza e che i Tedeschi-Nazisti trucidarono in pubblica piazza al solo scopo di spaventare e intimidire ulteriormente il popolo Partenopeo. Una lapide in Piazza Borsa ricorda l’infausto evento.

Per accrescere la nostra memoria storica sui tragici e anche gloriosi avvenimenti delle Quattro Giornate di Napoli, l’Assessore alla Cultura di Mugnano nella persona di Carmen Ausilio, insieme allo scrittore Simon Pocock hanno evidenziato quanto sia importante per le giovani generazioni partecipare, comprendere e parlare di questi eventi. A tal proposito sono intervenuti gli studenti del Liceo Segrè di Mugnano.

L’Artista-Pittore Gennaro Pressano, invece, ha omaggiato il Comune di Mugnano di Napoli, di alcune sue opere. Ha esposto 4 suoi dipendi che interpretano gli Eventi delle Quattro Giornate di Napoli.

Ci sono stati, a seguire, due momenti fuori programma: 

il primo del Professore Andrea Cipolletta che ha sottolineato come Mugnano di Napoli ricordi questo evento in anche altre forme, ovvero, una nostra scuola è intitolata al Filippo Illuminato; un ragazzo di appena 13 anni mitragliato dai Tedeschi Nazisti durante le rappresaglie e i combattimenti.  (Napoli, 21 agosto 1930 – Napoli, 28 settembre 1943) Questo ragazzino coraggioso è stato un partigiano Italiano ed è stato decorato con la  Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

Il secondo intervento, fuori programma, è stato del Professor Salvatore Gatti che ha parlato di come gli alunni del Segrè hanno studiato i “4 Martiri”. Mugnano di Napoli ha una strada dedicata ai “4 Martiri” ovvero a quattro persone Mugnanesi brutalmente trucidati in quel periodo dai Nazi-Fascisti e gli studenti a tal proposito, hanno realizzato un breve fumetto sulla triste vicenda.

A raccontare parte della storia dei “4 Martiri” sono stati i Fratelli Pezone in particolare Giuseppe, in quanto Nipoti del Martire Nicola Capasso.


Prima dei saluti, ringraziamenti e omaggi finali a tutti i partecipanti, ha preso la parola il Consigliere Regionale dott.re Giovanni Porcelli che ci ha colpiti puntando su tre elementi che hanno contraddistinto e ancora oggi contraddistinguono il Popolo Napoletano: Resilienza, Resistenza e Ribellione.

Va ricordato, secondo me, che Napoli non è stata solo la prima città d’Italia e d’Europa e liberarsi, e a liberarsi da sola, dall’oppressione Nazi-Fascista ma ha fatto ciò attraverso un’ organizzazione spontanea, un movimento Popolare che  dal basso, ha raccolto tutti i ceti sociali, unendoli per il fine comune; la Libertà! Gli avvenimenti di queste giornate valsero alla Città di Napoli, quindi al suo intero popolo, il conferimento della Medaglia d’ Oro al Valor Militare! L.Ch.
(Il quadro è un' opera dell' Artista Gennaro Pressano) 


Brevissimi Cenni Storici
Le Quattro Giornate di Napoli

Ripresi da Internet

Le quattro giornate di Napoli furono un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tra il 27 e il 30 settembre 1943. Nel corso dell'insurrezione i civili, con l'apporto di militari fedeli al Regno Del Sud, riuscirono a liberare la città di Napoli dall'occupazione delle forze della Wehrmacht, aiutate da gruppi di fascisti locali.

L'avvenimento, che valse alla città il conferimento della Medaglia d’ Oro al Valor Militare, consentì alle Forze Alleate  di trovare al loro arrivo, il 1º ottobre 1943 , una città già libera dall'occupazione tedesca, grazie al coraggio e all'eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati e allo stremo per i lunghi anni di guerra. Napoli fu la prima, tra le grandi città europee, a insorgere, e con successo, contro l'occupazione tedesca.

Con l'avanzata degli Alleati nell'Italia meridionale, gli esponenti dell'antifascismo partenopeo (tra cui Fausto Nicolini e Adolfo Omodeo), iniziarono a stabilire più stretti contatti con i comandi Alleati richiedendo la liberazione della città.

A partire dall'8 settembre 1943, giorno dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile con la lettura alla radio da parte del Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio del suo famoso "proclama", le forze armate italiane, come in tutto il paese, a causa della mancanza di ordini dei comandi militari si trovarono allo sbando anche a Napoli.

In città la situazione, già difficile per i bombardamenti subiti e per lo squilibrio delle forze in campo (oltre 20 000 tedeschi a fronte di soli 5 000 italiani, in tutta la Campania), ben presto divenne caotica per la diserzione di molti alti ufficiali, incapaci di assumere iniziative se non addirittura conniventi con i tedeschi, cui seguì lo sbando delle truppe, incapaci a loro volta di difendere la popolazione civile dalle angherie tedesche.

In particolare ci fu la fuga, in abiti borghesi, dei generali Riccardo Pentimalli ed Ettore Deltetto, cui era affidata la responsabilità militare della provincia di Napoli. Gli ultimi atti di Ettore Deltetto furono proprio la consegna della città all'esercito tedesco e la stesura di un manifesto che, vietando gli assembramenti, autorizzava i militi a sparare sulla folla in caso di inadempienza.

Sporadici ma cruenti tentativi di resistenza si ebbero tuttavia alla Caserma Zanzur, alla Caserma dei Carabinieri Pastrengo e al 21º Centro di Avvistamento di Castel dell'Ovo.

12 settembre 1943 il colonnello Walter Scholl, assunto il comando delle forze armate occupanti in città, proclamò il coprifuoco e dichiarò lo stato d'assedio con l'ordine di passare per le armi tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche, in ragione di cento napoletani per ogni tedesco eventualmente ucciso.

Seguì altro proclama, apparso sui muri della città, la mattina di lunedì 13 settembre:

1.    Con provvedimento immediato ho assunto da oggi il Comando assoluto con pieni poteri della città di Napoli e dintorni.

2.    Ogni singolo cittadino che si comporta calmo e disciplinato avrà la mia protezione. Chiunque però agisca apertamente o subdolamente contro le forze armate germaniche sarà passato per le armi. Inoltre il luogo del fatto e i dintorni immediati del nascondiglio dell'autore verranno distrutti e ridotti a rovine. Ogni soldato germanico ferito o trucidato verrà rivendicato cento volte.

3.    Ordino il coprifuoco dalle ore 20 alle ore 6. Solo in caso di allarme si potrà fare uso della strada per recarsi al ricovero vicino.

4.    Esiste lo stato d'assedio.

5.  Entro 24 ore dovranno essere consegnate tutte le armi e munizioni di qualsiasi genere, ivi compresi i fucili da caccia, le granate a mano, ecc. Chiunque, trascorso tale termine, verrà trovato in possesso di un'arma, verrà immediatamente passato per le armi. La consegna delle armi e munizioni si effettuerà alle ronde militari germaniche.

6.    Cittadini mantenetevi calmi e siate ragionevoli. Questi ordini e le già eseguite rappresaglie si rendono necessarie perché un gran numero di soldati e ufficiali germanici che non facevano altro che adempiere ai propri doveri furono vilmente assassinati o gravemente feriti, anzi in alcuni casi i feriti anche vilipesi e maltrattati in modo indegno da parte di un popolo civile.

Napoli, 12 settembre 1943 firmato Scholl Colonnello»

Dopo la fucilazione di 7 militari italiani (4 mari­nai, 1 soldato, 1 sergente maggiore, 1 aviere) avvenuta in via Cesario Console , gli spari di un carro armato contro gli studenti che stavano iniziando a riunirsi nella vicina Università  e contro alcuni marinai e finanzieri italiani in Piazza Bovio, davanti al palazzo della Borsa, sempre il 12 vi fu un episodio che scosse particolarmente il sentimento popolare: sulle scale della sede centrale dell' Università avvenne l'esecuzione di un ignoto marinaio, alla quale migliaia di cittadini, tra cui ci fu il poi giornalista Antonio Ghirelli, furono costretti ad assistere dalle truppe tedesche che a forza li condussero sul Rettifilo, la strada antistante il luogo della fucilazione.  

( Lapide all'ingresso del Palazzo della Borsa che ricorda l'uccisione di quattro marinai e finanzieri, il 12 settembre 1943, da parte di soldati tedeschi) 

500 persone, lo stesso giorno furono inoltre condotte con la forza a Teverola, nel Casertano, e costrette ad assistere alla fucilazione di 14 carabinieri, "rei" di aver impedito il tentativo dei guastatori tedeschi di sabotare gli impianti del palazzo dei Telefoni e poi di aver resistito con le armi agli assalti di rappresaglia nella loro caserma in via Marchese Campodisola, a pochi passi da piazza Bovio, prima di arrendersi all'occupante tedesco per aver esaurito le munizioni. A loro memoria è posta una lapide su un palazzo della stessa strada.

Ormai la rabbia e l'esasperazione dei napoletani, in seguito alle esecuzioni indiscriminate, ai
saccheggi, ai rastrellamenti della popolazione civile, alla miseria e alle distruzioni della guerra che mettevano in ginocchio l'intera città, stava montando spontanea, priva di un fattore esterno organizzativo che non fosse altro che il desiderio di liberarsi dell'invasore tedesco.

Si cominciò a pensare all'approvvigionamento delle armi: il 22 settembre gli abitanti del Vomero riuscirono a impadronirsi di quelle che erano appartenute ai soldati della 107ª Batteria; il 25 settembre 250 moschetti furono prelevati da una scuola militare; il 27 settembre caddero nelle mani degli insorti alcuni depositi di armi e munizioni.

Il 23 settembre intanto, una nuova misura repressiva adottata dal colonnello Walter Scholl prevedeva lo sgombero (entro le ore 20 dello stesso giorno) di tutta la fascia costiera cittadina sino a una distanza di 300 metri dal mare; in pratica circa 240 000 cittadini furono costretti ad abbandonare in poche ore le proprie case per consentire la creazione di una "zona militare di sicurezza" che sembrava preludere alla distruzione del porto.

Quasi contemporaneamente, un manifesto del prefetto intimava la chiamata al servizio di lavoro obbligatorio di tutti i maschi di età compresa fra i diciotto e i trentatré anni, in pratica una deportazione forzata nei campi di lavoro in Germania.

Il risultato sperato dai tedeschi non fu però ottenuto e alla chiamata risposero soltanto 150 napoletani sui previsti 30000, il che determinò Walter Scholl a decidere di inviare ronde militari per la città per i rastrellamenti e la fucilazione immediata degli inadempienti. Fu affisso in città un nuovo proclama del Comando Militare Germanico.

<<Al decreto per il servizio obbligatorio di lavoro hanno risposto in quattro sezioni della città complessivamente circa 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto presentarsi oltre 30.000 persone. Da ciò risulta il sabotaggio che viene praticato contro gli ordini delle Forze Armate Germaniche e del Ministero degli Interni Italiano.
Incominciando da domani, per mezzo di ronde militari, farò fermare gli inadempienti. Coloro che non presentandosi sono contravvenuti agli ordini pubblicati, saranno dalle ronde senza indugio fucilati. Il Comandante di Napoli, Scholl>>

L'insurrezione popolare fu allora inevitabile, i cittadini furono chiamati a scegliere tra la sopravvivenza e la morte o la deportazione forzata in Germania e ormai, spontaneamente in ogni punto della città, persone di entrambi i sessi, di ogni ceto sociale e di ogni occupazione, andavano riversandosi nelle strade per organizzarsi e imbracciare le armi. Si unirono a loro anche moltissimi dei soldati italiani che solo pochi giorni prima si erano dovuti dare alla macchia. Già dal 26 settembre una folla disarmata e urlante (a maggioranza femminile) si scatenò contro i rastrellamenti tedeschi, liberando i giovani destinati alla deportazione.

Il 1º ottobre alle 9:30 i primi carri armati Alleati entrarono in città, mentre alla fine della stessa giornata, il comando tedesco in Italia, per bocca del feldmaresciallo Albert Kesselring, considerò conclusa la ritirata con successo.

Il bilancio degli scontri durante le "quattro giornate" non è concorde nelle cifre; secondo alcuni autori, nelle settantasei ore di combattimenti, morirono 168 militari e partigiani e 159 cittadini; secondo la Commissione ministeriale per il riconoscimento partigiano le vittime furono 155 ma dai registri del Cimitero di Poggioreale risulterebbero 562 morti.

È da notare che la gran parte dei combattimenti si ebbero esclusivamente tra italiani e tedeschi. A differenza di altri episodi della Resistenza furono infatti relativamente rari gli scontri con fascisti italiani, che probabilmente non avevano avuto il tempo di riorganizzarsi efficacemente dopo l'8 settembre (ricordiamo infatti che la Repubblica Sociale Italiana fu proclamata il 23 settembre, ovvero solo quattro giorni prima dello scoppio della rivolta).

Facendo un bilancio, oltre l'importantissimo risultato morale e politico dell'insurrezione, le "Quattro Giornate di Napoli" ebbero senz'altro il merito di impedire che i tedeschi potessero organizzare una resistenza in città o che, come Adolf Hitler aveva chiesto, Napoli fosse ridotta «in cenere e fango» prima della ritirata.

Parimenti fu evitato che il piano di deportazione di massa organizzato dal colonnello Scholl avesse successo. Nel breve periodo di occupazione tedesca, ci saranno circa 4 000 deportati. A ciò si giunse non soltanto grazie ai 1 589 combattenti ufficialmente riconosciuti, ma anche per la resistenza civile e non violenta di tanti napoletani, fra cui in primis le donne, operai/e, femminielli, preti, «scugnizzi» (10% circa degli insorti), studenti e professori, medici e vigili del fuoco.

Circa un anno dopo, il 22 dicembre del 1944, i generali Riccardo Pentimalli ed Ettore Deltetto, accusati di aver abbandonato la città nelle mani dei tedeschi all'indomani dell'8 settembre, furono condannati dall'Alto Commissario per la punizione dei delitti fascisti a 20 anni di reclusione senza possibilità di appello, condanna annullata pochi mesi dopo dalle sezioni unite penali della Corte Suprema di Cassazione. Tuttavia, mentre Pentimalli venne completamente riabilitato e collocato in pensione con rivalutazione di arretrati ed emolumenti spettanti, Deltetto morì nel 1945 nel carcere di Procida per una perforazione gastrica fulminante dopo aver minacciato, una volta uscito di "rivelare molte cose, molto imbarazzanti, per molta gente". Anche l'avvocato Domenico Tilena, che aveva retto la federazione fascista provinciale durante gli scontri, fu condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione.

Delle "Quattro Giornate di Napoli" è stata data anche un'interpretazione alternativa a quella corrente, che intende sottolinearne la natura di «resistenza civile e popolare» e di concreto e nobile esempio di «difesa sociale e non violenta» (essendo state utilizzate largamente tecniche non violente come: la non-collaborazione, il boicottaggio, il sabotaggio, il rifiuto della militarizzazione della vita civile e la creazione di organismi paralleli), grazie alle quali un'intera città seppe liberarsi da sola dell'occupante tedesco.


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martedì 12 maggio 2020

SALVATORE CARANDENTE TARTAGLIA - LE APPARENZE La vita è una stagione enormemente sopravvalutata CONSIGLIO DI LETTURA


SALVATORE CARANDENTE TARTAGLIA

LE APPARENZE
La vita è una stagione 
enormemente sopravvalutata

CONSIGLIO DI LETTURA da
Mugnano di Napoli
06.06.2020
(NOTA: L'autore ha concesso file e permessi )

Questa Recensione è stata scritta e pubblicata da
GRANDE NAPOLI
Un'opera sconvolgente: un crocevia tra un testamento ed un viaggio, a tratti psichedelico, all'interno di una mente consapevole. Benché il titolo e la copertina del libro, suonino come un monito, si rimane davvero stupiti dalla sostanza "incontrata durante il viaggio". Una sostanza profonda, costellata di riflessioni e domande, mai di giudizi: se non per i mafiosi. Argomenti difficili anche solo da isolare nella mente di ognuno: figurarsi renderli a terzi: fede; spiritualità; amore; amicizia; consapevolezza, empatia ma anche vendetta e perdono: l'autore ci è riuscito con una naturalezza a tratti imbarazzante. Benché la trama del romanzo non abbia riscontro preciso rispetto alle vicende della vita dell'autore, appare lampante come le emozioni vissute da quest'ultimo,  siano il fil rouge indissolubile dell'opera: rabbia, tristezza, odio e soprattutto  paura: ma anche gioia nella fede, nell'amore e nell'amicizia. Il concetto dell'amicizia, dalla visione complessiva dell'opera, emerge estremamente profondo, alla stregua di quello della genitorialità: nonostante ciò la resa del concetto risulta spaventosamente naturale e credibile.
Nonostante sia un'opera di denuncia della Ndrangheta e delle parti deviate dello Stato, questa rimane un'opera d'amore. In calce al libro, nella descrizione dell'autore, ho trovato scritto: "In attesa di Enrico Quarto". Solo successivamente ho capito trattasi di un’ esemplificazione di quanto fin qui abbia cercato di rendere. Enrico Quarto sarà la ludoteca che l'autore aprirà, prossimamente, nel cuore di Gaeta. Lo ha dedicato a suo cugino/fraterno, Enrico Amelio, di Quarto, cofondatore del progetto e morto ucciso dalla camorra (come già accertato in sede giudiziaria) Si: questa è un'opera trasversale; un'opera obliqua, a tratti materica, che offre uno spaccato affidabile circa le sofferenze e le paure di un uomo impegnato: di un uomo "sporco di vita".
GRANDE NAPOLI

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TRAMA
LE APPARENZE
La vita è una stagione 
enormemente sopravvalutata
Salvatore Carandente Tartaglia

Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Le apparenze possono ingannare; e ciò che sicuramente non fanno, è darci una visione approfondita di quanto al nostro esame. Ciò non vuol dire che le valutazioni basate sulle apparenze siano, di per sé, sbagliate; devono solo essere supportate dalla consapevolezza che sono superficiali (da non intendere, in tal caso, in senso negativo), ovvero maturate da una visione esterna, dalla visione della sola "scorza". È inevitabile che l'uomo si faccia un'idea su una persona incontrata per la prima volta, basata sul modo di parlare, linguaggio del corpo, abito, auto ecc.; a volte avviene in un attimo. Le apparenze sono tutte intorno a noi e ci sollecitano di continuo.

(NOTA: L'autore ha concesso file e permessi )

SINOSSI
LE APPARENZE
La vita è una stagione 
enormemente sopravvalutata
Salvatore Carandente Tartaglia
(Meravigliosa non potevo non pubblicarla)

Gentilmente Inviatami dall’ autore con il permesso di pubblicarla:
Le valutazioni basate sull’apparenze non sono, di per sé, sbagliate. Necessitano però la consapevolezza della superficialità: cosa che non va intesa in senso negativo. Vuol dire solo che, esse valutazioni, sono scaturite da una visione esclusivamente esterna; della sola “scorza”. Rispetto alle apparenze si viaggia nel campo della legittimità. Per il merito invece, necessitano migliaia di altre “conoscenze”. In caso contrario si correrebbe il distruttivo rischio di confondere una verità relativa con un’assoluta. Troppo spesso rimuginiamo sul passato o ci proiettiamo a capofitto nel futuro. Troppo spesso viviamo nella nostra testa, quando invece dovremmo fare esperienza diretta del mondo. Qui ed ora. La consapevolezza di ciò è l’unico modo per evitare di essere attratti dal potentissimo vortice del confronto e del giudizio. È l’unico modo per evitare di considerare assolute cose assolutamente relative. La conoscenza è un percorso impegnativo che tira dritto verso l’umiltà FOTO PADRE PINO PUGLISI  (POSSIBILMENTE – IN MANCANZA NOME): quest’uomo, della sua vita, non ha sprecato niente; nemmeno la morte. L’empatia è straordinaria capacità di stare dentro la vita, quant’anche vi sia dolore. Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana” (John Fitzgerald Kennedy). È difficile essere curiosi ed infelici allo stesso tempo. So di non sapere” (Socrate): è l’intuizione faro di uomini straordinariamente illuminati: “Io vo dattorno ricercando e investigando secondo la parola del Dio se ci sia alcuno tra i cittadini e fra gli stranieri che io possa ritenere sapiente; e poiché sembrami non ci sia nessuno, io vengo così in aiuto al Dio dimostrando che sapiente non esiste nessuno” (Platone). Bisogna, con umiltà, accettare l’idea che il progetto su di noi ci sovrasta sempre ed è sempre avanti” (Padre Pino Puglisi). Nostro Signore ha strutturato l’Universo affinché non si possano avere tutte le risposte, proprio perché in questa continua ricerca risiede il fine dell’essere umano consapevole. La continua espansione dell’Universo, a velocità probabilmente superiore a quella della luce, sembra corollario affidabile di tale postulato. In profondità i dubbi e le domande aumentano in maniera proporzionale. Nella Bibbia è scritto chiaramente: “Dio manda gli stolti per confondere i sapienti”. Vuol dire che siamo destinati all’approfondimento continuo, affinché ci si tenga sempre in “allenamento”. E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva” (Robin Williams). Ci si può gratificare grazie all’incontro con quello che Padre Puglisi ha definito “l’intuito”. La scintilla; una scintilla d’inizio, mai di una fine. Agendo nel giusto, impegnandosi a migliorare, si riceve in dono da Dio conoscenze che nemmeno si credeva potessero esistere. Le nostre caratteristiche, positive o negative che siano, nulla hanno a che fare con i nostri meriti e demeriti; questi, invece, dipendano da cosa ce ne facciamo di tali caratteristiche: quanto siamo disposti ad impegnarci per limare i difetti e cosa siamo disposti a fare per onorare le nostre personali vocazioni. Dipendono, cioè, da ogni singola decisione presa nella nostra vita; partendo da quelle apparentemente meno importanti (come quella di donare o meno un sorriso). Siamo nati per l’amore”. Il principio per cui esso farebbe girare il mondo ha un fondamento consistente; l’amore ci ispira, ci stupisce, ci fortifica, c’insegna: a preoccuparci della sofferenza altrui, a saper perdonare, a comprendere gli errori degli altri. “Amore è apertura esistenziale alla trascendenza” (Padre Pino Puglisi). Le conoscenze, ci permettono di sviluppare l’empatia e non farci attirare dal vortice, tanto ben organizzato dal nostro cervello, del confronto e del giudizio. Albert Einstein, ha detto che le uniche cose infinite sono l’Universo e la stupidità umana, ammettendo poi che dell’Universo non ne era certo; ma ha anche detto che gli esseri umani sono capaci di innescare la “spirale positiva”. “Fra i tanti soprusi commessi dalle mafie vi è anche quello linguistico (Francesco Deliziosi) Potremmo stare a parlare per giorni di principi, senza scoprire, dell’altro quale religione abbia abbracciato. Dio le ha legittimate tutte; tanto è funzionale al Disegno: affinché si possa maturare la convinzione dei propri limiti e, in tal modo, navigare verso l’Infinito. Se non fosse solo una prova lampo, la vita, in essa, Dio, non avrebbe previsto la sofferenza. E, forse, se non avesse avuto bisogno di questa prova, la vita, nemmeno l’avrebbe creata”. Per gli uomini straordinari, il rischio di morte può essere serenamente accettato, certamente più di altri rischi, pur non empiricamente conosciuti. Che pure sentano essere qualcosa assomigliante alla sostanza. 


Qualcosa che potrebbe rappresentare la scriminante tra aver vissuto o aver sprecato. Chiunque non abbia mai sbagliato non avrà provato nulla di nuovo (Albert Einstein). “Basta che siete giovani perché vi ami tantissimo” (Don Giovanni Bosco). “Nessuna battaglia è troppo lunga e nessuna guerra è troppo difficile per non combatterla fini in fondo” (On.Le Pietro Grasso). La disciplina dell’arma, rispetto a persone come queste, tendenti al valore, manifesta tutti i suoi meriti. Tanto non possono nulla contro di noi, al massimo possono ucciderci (Joe Pistone). L’eternità è, al tempo stesso, il fine stesso della vita e l’unica cosa in grado di darle un senso. L’Universo, nella sua gamma infinita di colori, suoni, energie, costituisce un’armonia estasiante. È come se l’Universo fosse impegnato a comunicare a se stesso istantaneamente. Al di là di ogni logica di tempo e spazio. Foto Papa Francesco “Lui non è uno dei tanti; con Lui proprio non vi potete confondere. Lui è il degno rappresentante di Nostro Signore. Perché è il Papa? Mhh… no! Perché sta cambiando il mondo! Da solo! E, soprattutto, perché lo sta facendo seguendo fedelmente l’insegnamento”. La ndrangheta è una sorta di mostruoso animale giurassico che non si estingue, perché sono ancora in tanti a proteggerla, a tutelarla, a cercarla ed a legittimarla” (Nicola Gratteri). Il progetto è di concedere lo Spirito Santo a chi si sia veramente impegnato. Le caratteristiche che ognuno di noi ha, positive e negative e concesse con immensa sapienza, non hanno nulla a che vedere con i nostri meriti o demeriti. Questi dipendono da cosa ce ne facciamo di ogn’una di queste cose è incredibilmente interessante prendere atto come una persona, una persona sola, abbia in sé, tanta potenzialità. Ovvero come possa incidere fortemente nella vita di altri esseri viventi. Giudicando ci si sente gratificati per esclusione. Se c’è qualcuno che non abbia mai fatto errori allora vuol dire che non è umano e se saremo consapevoli di ciò sarà il nostro inconscio a ricordarcelo e sarà molto peggio. “Ogni volta avalliamo il male siamo stranieri noi stessi” (Padre Fabio). Padre Pino Puglisi: Quando avverti che un semplice uomo possa spostare le coscienze, avverti, inevitabile, la sensazione che, credendo, si possano veramente smuovere le montagne. Non saremo stati dei buoni genitori se non avremo amato ogni singolo bambino al mondo. I bambini sono doni straordinari concessici affinché li si promuove alla vita, nel mentre s’insegna a noi stessi: loro sono, insieme, l’essenza della vita e la misura di quanto voliamo. Essere amati ci rende forti, ma amare ci rende coraggiosi. Si Signore: se andiamo rischiamo di morire tutti; ma se non andiamo rischiamo molto, molto di più. Questo manipolo di uomini straordinari, la morte, sono pronti ad affrontarla a testa alta: con la fierezza del loro immenso rapporto. Questi uomini stanno facendo, semplicemente, ciò che va fatto: prendere o dare vita per gli uomini che li hanno salvati. Niente più e niente meno. Un uomo che cade offre la possibilità di tendergli una mano. Ineluttabilmente, nella vita, siamo talvolta “quello che cade”, talaltra “quello tende la mano”. In ogni caso possiamo sentire la possente forza edificante della dignità; dell’amore. Il Malgano, inizialmente, rimane fermo. Disorientato e stupito. Poi tradisce tutta la sua debolezza ed inconsistenza, proprie dei mafiosi, pur mascherate dalla capacità di compiere azioni forti. Piagnucolando dal dolore, grida: “Mi ha rotto il naso, mi ha rotto il naso ………….. brutto stronzo, sei morto”. Posto assurdo questo, dove il male ha preso il sopravvento in ogni parte della società, partendo da quelle più importanti. Posto dove nemmeno si pensa possa esserci un’altra possibilità. Ma non è un caso che dove vi sia tanto male, il bene, quello residuo, sia enormemente concentrato. Parlo di quelle persone veramente toste, quelle che onorano la vita, quelle che, guardandole, ti capita di capire perché, la vita stessa, esista ancora”. Bisogna essere disposti pure al sacrificio della vita per Evangelizzare contro la cultura della morte” (Papa Giovanni Paolo II). “Chiunque scandalizzerà uno solo di questi piccoli, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. (Gesù). Essere soli è la disgrazia più grande alla qual possiamo andare incontro (Padre Pino PuglisiNel 2014 Papa Francesco ha scomunicato i mafiosi. “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine” (Giovanni Falcone). “Ogni anno vedendo quel mare di gente, quell’esercito silenzioso e pieno di speranza che vi commemora, me ne convinco ancora di più. Hai ragione, Giovanni: avrà una fine” (Pietro Grasso). La mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno” (Paolo Borsellino). La persona è immagine di Dio e Dio non disprezza la propria immagine. Trova sempre il modo di riscattarla” (Papa Francesco). Non c’è niente di nobile ad essere migliore di un altro; nobile è essere migliore di ieri” (Oscar Wilde). Niente e nessuno, al di fuori di noi, può dare significato alla nostra vita” (Fromm). Perché il Maestro è dentro: dentro il profondo di ognuno di noi” (S. Agostino). Quando la felicità non la vedi, cercala dentro” (Napoli). Ognuno di noi rappresenta solo una goccia nell’oceano: eppure senza gocce l’oceano non esisterebbe” (Madre Teresa di Calcutta) Se dovesse succedermi qualcosa di molto grave si ricordi questo incontro con il ministro Rognoni, perché a questo incontro è da collegare quanto di grave mi potrà accadere” (Pier Santi Mattarella). Legge La Torre: “E’ l’unico strumento giudiziario veramente efficace nelle mani della magistratura” (Nicola Gratteri). Boris Giuliano: “Il miglior poliziotto d’Italia” (Pietro Grasso). Ninni Cassarà ed i suoi uomini straordinari: allorquando chiedevano mezzi e risorse allo stato si sentivano rispondere che non c’erano fondi. All’epoca ministro dell’interno era un certo Oscar Luigi Scalfaro. Le indagini, le testimonianze, le ricostruzioni e le sentenze dei decenni successivi hanno accertato come, in quegli anni, si spartissero torte enormi. Io stesso ricordo come in prossimità delle elezioni per la composizione del parlamento, i candidati, almeno quelli più “in vista”, per numerose settimane organizzavano due ricevimenti al giorno in location esclusive; sfarzo, ostentazione, benessere indecente. E pure, per quegli uomini straordinari, non c’erano fondi nemmeno per comprare un binocolo! Dovettero fare una colletta per comprarne uno. Quando a Spatuzza, autore di centinaia di uccisioni e della strage di via D’Amelio, durante un esame teologico in carcere, gli venne chiesto quale fosse il delitto che lo aveva segnato di più, lui rispose quello di Padre Puglisi precisando che nulla aveva a che fare il fatto che fosse un prete. Inevitabilmente gli chiesero, quindi, quale fosse il motivo e lui rispose: “Perché nel mentre gli sparavo lui mi sorrideva; quando era in terra e la macchia di sangue si espandeva, lui mi sorrideva”. Li aveva perdonati. A Giovanni Falcone che sperava di avere, dal pur esaustivo e strutturato Tommaso Buscetta, anche i nomi dei politici, quest’ultimo gli rispose, in maniera concludente: “L’Italia non è pronta. Finiremmo al manicomio, io criminale e lei civile”!
(NOTA: L'autore ha concesso file e permessi )

CENNI SULLA VITA
Salvatore Carandente Tartaglia


Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Salvatore Carandente Tartaglia 45 anni. Sposato e con due figli. Proviene da una onesta famiglia di lavoratori. Napoletano di provincia. 
Ha iniziato gli studi presso il liceo classico Ettore Majorano; Anno di diploma 1994 a seguire con la facoltà di Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli; (da note indiscrete laurea quasi imposta più che amata); Anno di laurea 2000. Avvocato per oltre 15 anni, anche gestore di stabilimento balneare, per ben quattro anni. 
Quest’ultima esperienza lavorativa l’ha amata molto, donandogli gioie e soddisfazioni, infatti è in procinto di aprire un locale a Gaeta che dedicherà al suo amato cugino che non c’è più, Enrico che era originario, come l’ autore, della città di Quarto: ha già registrato il marchio “Enrico Quarto”.
Tra le sue passioni? Fare lo scrittore.



Trtli
SALVATORE CARANDENTE TARTAGLIA
LE APPARENZE
La vita è una stagione 
enormemente sopravvalutata



(NOTA: L'autore ha concesso file e permessi )

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