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martedì 25 maggio 2021

STEPHEN KING - GUNS - Contro Le Armi

 STEPHEN KING
GUNS
Contro Le Armi
 
Recensione – Opinione di
Mugnano di Napoli
Martedì 18 - maggio – 2021
 
Andiamo diritti al punto di questo brevissimo saggio di King: è contro le armi. Ciò, però, che si nota di più, secondo me, è il concetto di doppia morale. Deliziosa la doppia morale, quella che applichiamo tutti i giorni a noi stessi e agli altri per giustificare tante cose. Il dolce vivere di contraddizioni. Ovvero accettare un principio ma anche il suo contrario, consciamente o inconsciamente.
In questo caso la doppia morale è questa:
Fatto: Il possesso di armi da fuoco, è sbagliato, in particolare le armi d’assalto, sono causa di morti, non solo in Usa, sono un danno, perché possono e riescono a offendere mortalmente, con estrema facilita e velocità.
Fatto: Il possesso di armi, è giusto, poiché servono per la legittima difesa (negli USA è più che consentito), ogni cittadino ha diritto di difendersi e difendere la propria famiglia, casa, proprietà e Nazione con ogni mezzo disponibile. (Sancito nel 2° Emendamento della Costituzione Americana).
Questi sono fatti, su cui si può discutere all’infinito perché entrambe sono posizioni valide, e per molti sono giuste entrambe. Sono fatti, allora ciò che deve cambiare è la concezione di difesa e autodifesa che vanno misurati, studiati, adeguati, per farla breve, proporzionati alla situazione.
<< Quanti ancora devono morire,
prima che si possa abbandonare
questi giocattoli pericolosi?>>.

Questa è la prima frase che si legge sulla copertina interna di questo libricino, appena lo apriamo. Meditiamo!
King ci mette di fronte a questa scelta, a questo cambiamento. Lui stesso si dichiara possessore di ben tre armi da fuoco, ma il punto è:  avere un intero arsenale in casa è giusto? È giusto possedere armi d’assalto che ucciderebbero un elefante con un sol colpo? È questa la legittima difesa? Questo è il tema su cui Stephen king vuole farci riflettere!


Parliamo della stampa di questo testo, perché ha suscitato scalpore. 
Codesto libricino è alquanto singolare perché questa edizione, in nero di 112 pagine, dalle dimensioni irregolari di 10.5 x 1.1 x 21 cm, con bordo basso angolato, è una riedizione fatta stampare in Italia, precisamente per una piccola libreria/stamperia di quartiere, un quartiere che ha una pessima reputazione ma che da anni sta vivendo una grande rinascita: Scampia in Napoli.
Una piccola precisazione, però, va fatta: sul davanti vi è scritto: Marotta&Cafiero Editori S.r.l. presso “La Scugnizzeria” via Circum.na Esterna 20/a – 80017 – Melito di Napoli etc. etc. … (Stampato in accordo con l’ autore c/o The Lott Agency, ltd, grazie al contributo della Regione Campania) ma sul retro abbiamo anche altro ovvero il luogo, che è precisamente dove io vivo, che cita: Stampato e allestito a Km zero a Mugnano di Napoli, in aprile 2021  a cura di Legatoria Salvatore Tonti; per me è realmente a km zero perché io qui ci abito. Una cosa è certa è stato realizzato in Italia in Campania tra Napoli e provincia.
Se volessimo, però, rasentare la precisione assoluta dovremmo dire che la prima pubblicazione di Guns è stata tra il 2012 e il 25 gennaio 2013 in USA quando Stephen King decise di scrivere un saggio sul tema della violenza armata. Lo scrisse dopo le riprese della Sandy Hook Elementary School, spiegando perché lasciò andare il romanzo Rage e The Bachman Books, l'omnibus in cui appariva anche Rage.
 

Ora torniamo al libro.
Non possiamo non notare, nell’edizione italiana, Made with 💓 in Scampia, le infografie, nel libro chiamate Crediti, dalla copertina alla sua quarta fino all’interno del libricino, sono da per tutto. Tutte queste Infografie sono bianche su fondo nero, parole ed immagini, della Brady Campaign to Prevent Gun Violence; sono 8 in tutto e hanno dei titoli:
Armi – Macrovector
Bambini - Vecteezy
Silhouette – VectorGraphic
Mani - Starline
Orologio – Macrovector
Casa -  Vecteezy
Teschi – Macrovector
Stephen King - Maja Hitij/Alamy
Sono suggestivi, artistici ma soprattutto arrivano subito al punto! Le armi sono molto pericolose!
 
Prima di passare alla recensione, degno di nota, secondo i miei gusti estetici, è anche il mini riassunto della vita e delle opere del maestro del Horror e del Thriller a cui sono dedicate due paginette.
Abbiamo, infatti, sul retro, in primo piano, un tondo del suo volto, familiare per i suoi fan , e, sotto il volto di Stephen King, uno dei suoi più memorabili aforismi:

“I mostri sono reali, 
anche i fantasmi lo sono.
Vivono dentro di noi e, 
talvolta, vincono.”

Ancora più in basso troviamo, invece, una vera e propria "scheda segnaletica verticale" dell’autore con: Nome, Cognome, Data di nascita, Luogo di nascita, Stato, Premi selezionati, (solo tre: Bram Stoker Award – Premio Hugo – National Book Award) e Opere selezionate (precisamente cinque: It – Il Miglio Verde – Shining  - Misery – L’ Ombra dello Scorpione) e nella seconda pagina, infine, 19 righi che riassumono la sua vita.

Arriviamo alla parte succosa!
I capitoli sono 9:
il nono è la lista dei succitati crediti/infografie; 
l’ottavo composto, solo da due pagine, contiene la biografia e, con il suo precedente capitolo, condivide l’ infografia "Teschi"; 
il settimo, di una sola mezza pagina, ovvero l’epilogo, è quasi una nuvola di speranza senza mai dimenticare la realtà.
 
Il breve saggio, quindi, si snoda, soltanto, dal primo al sesto capitolo.
 

Capitolo 1 – La Dinamica – Infografia – Armi.
È un capitolo composto di ben 22 punti che riassumono in modo circolare e telegrafico ciò che accade quando ci troviamo di fronte ad una stage commessa, da persone civili,  con armi d’ assalto. 
Chi viene veramente ricordato? 
La risposta di King è: L’ assassino e l’ arma, i morti, dopo un po', entrano in secondo piano!  
Riflettiamo su cosa sia veramente importante!
 

Capitolo 2 – Ossessione – Infografia – Bambini.
In questo capitolo si parla di una scelta che il grande maestro dell’horror ha compiuto anni fa ovvero ritirare dal mercato un libro che aveva scritto in gioventù “Ossessione” sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. Perché l’ha fatto? Come dirà più avanti, precisamente a pagina 98/99 di Guns:
<<Non ho ritirato Ossessione dal commercio
perché me lo imponeva la legge;
ero protetto dal Primo Emendamento,
e la legge non avrebbe potuto impormelo.
L’ho ritirato perché a mio avviso poteva ferire qualcuno, 
e questo ha richiesto che agissi responsabilmente.>>. 
King è rimasto molto scosso, e lo dice proprio in questo secondo capitolo, dal fatto che alcuni ragazzi/adolescenti, che hanno commesso stragi, si siano ispirati anche a "Ossessione". Da pagina 35 di questo secondo capitolo:
<<Gli adulti non si scordano degli errori
e delle vergogne della loro infanzia,
ma quei sentimenti tendono
a perdere la loro immediatezza. >>.
In pratica, spiega King, le emozioni, le ossessioni e le paure rivelate nel racconto ritirato dal Maestro, hanno influenzato, anche se in minima parte, le menti di ragazzi liceali, troppo facili da condizionare e lasciati, forse, troppo soli dagli adulti e dalla comunità durante il processo di crescita e socializzazione.

Capitolo 3 – Ubriaconi In Una Bettola – Infografia – Orologio.
Cosa che non posso notare in questo capitolo è “l’incazzatura” dell’autore che trasuda da un linguaggio netto, diretto e sporco; da Pagina 46:
<< Nessuno ascolta perché tutti sono troppo
impegnati a pensare a cosa diranno dopo,
per dimostrare inequivocabilmente che
dalla bocca dell’ interlocutore esce solo merda.>>.
Un capitolo “irritato” dalla precisa e reale convinzione, che è poi la realtà dei fatti, che o siano Democratici o Repubblicani, di destra o di sinistra o non politicamente schierati, o che siano  giornalisti o  trasmissioni televisive dedicate, quando si tratta del tema delle armi da fuoco si ciarla all’infinito ma nella sostanza non si conclude mai nulla di significativo anche perché la pressione delle lobby delle armi da fuoco è immensa, pressante e continua. E qui King accusa spesso alla NRA che sarebbe la National Rifle Association. 
(Associazione a favore dei possessori di arma da fuoco). King, per lo meno, propone una piccola soluzione che troviamo a pagina 48:
<<Il meglio che possiamo fare per la violenza con le armi da fuoco
è imporre pene detentive rigide e obbligatorie
per coloro che usano le armi o le possiedono senza autorizzazione.>>.
 
Capitolo 4 – Cultura Della Violenza – Infografia – Dollari.
Questo è uno dei capitoli più importanti secondo me in quanto King si scaglia contro la costante asserzione che afferma che in USA esiste una “Cultura della Violenza” ed è questa cultura che uccide non le armi. 
Per spiegare ciò, a pagina 55, parte da una citazione di George Orwell del 1984:
<<Se ripeti qualcosa abbastanza spesso, 
sarà accettato come verità.>>.
Per Stephen King questa piccola verità, o meglio scusa, utilizzata, principalmente, dai signori delle armi da fuoco (NRA), non corrisponde alla realtà. Da pagina 56:
<<Fatemelo dire in tutta franchezza:
l’ idea che l’ America sia invischiata
in una cultura della violenza è una stronzata.
L’ America è immersa, semmai, nel culto dei Kardashian.>>.
Il capitolo prosegue con tanti piccoli esempi che rigettano la teoria della Cultura della Violenza in USA.

Capitolo 5 – Dalle Mie Gelide Mani Morte – Infografie – Casa e Silhouette.
Il mio capitolo preferito, quello della doppia morale, di cui vi parlavo sopra; Ciò che io chiamo il dolce vivere di contraddizioni. Questa espressione “Dalle mie gelide mani morte“  la ritroviamo, come ci riporta King nel piccolo saggio, come slogan sui paraurti delle auto e non solo e tale motto citato per intero dice:

<<Prenderete la mia pistola
quando la strapperete 
dalle mie gelide mani.>>.
In questo capitolo King si scaglia contro l’eccessiva e sproporzionata potenza di fuoco concessa, quasi, ad ogni singolo Americano. Armi d’assalto e da guerra, degne di veri e propri conflitti. TEC-9; Glock 19 – AR-15; M16; Fucili calibro 223; Pistole calibro 22, 40, 45; Bushmaster etc.. Atti, non a fermare o dissuadere, ma letteralmente a disintegrare gruppi di persone con una potenza di fuoco oltre ogni misura. King si chiede se realmente gli Americani abbiano la necessità, per
difendersi e difendere la propria famiglia, casa e proprietà, di tutto questo arsenale e se realmente siano in grado di utilizzarlo. Citazione da questo capitolo a pagina 77:

<<Gli omicidi accidentali,
sono solo parte del prezzo
che paghiamo per la libertà … >>.
 
Capitolo 6 – Nessuna Soluzione – Misure Ragionevoli – Infografia – Mani.
Capitolo conclusivo che presenta, con piccole ma efficaci argomentazioni, quelle che secondo Stephen King potrebbero essere le tre regole che si potrebbero o dovrebbero adottare per il possesso e l’utilizzo  delle armi da fuoco.
Regola 1 a pagina 90: 
Controllo completo e generale dei precedenti.
Regola 2 a pagina 94:
Vietare la vendita di caricatori con una capacità superiore a dieci colpi.
Regola 3 a pagina 95: 
Vietare la vendita di armi d’ assalto come il Bushmaster e l’ Ar-15.
 


Fine! Il piccolo saggio di King è bellissimo! Gradevole da un punto di vista estetico, azzarderei nel definirlo scenografico, e, se pur brevissimo, è adeguato nel contenuto perché centra in pieno il punto: Armi da fuoco? Parliamone efficacemente! L.Ch.
Voto da 1 a 5 libri: 5 📚📚📚📚📚
 
TRAMA
GUNS
DI STEPHEN KING
Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Il più grande scrittore di thriller e horror al mondo si schiera contro la violenza armata. Uno Stephen King inedito in Italia, che presta la sua penna al tema più controverso d’America: l’utilizzo smodato delle armi da fuoco. Questo libro, scritto subito dopo la strage alla Sandy Hook Elementary School in cui morirono 20 bambini, accende le luci su una situazione fuori controllo negli States. King provoca, discute, tenta di suggerire possibili e necessarie soluzioni. Uno scritto a cuore aperto contro la violenza e gli uomini dal grilletto facile. Con numerose infografiche tratte dalla Brady Campaign to Prevent Gun Violence.
Tradotto dall'inglese -"Guns" è un saggio scritto da Stephen King sul tema della violenza armata. Lo scrisse dopo le riprese della Sandy Hook Elementary School, spiegando perché lasciò andare il romanzo Rage e The Bachman Books, l'omnibus in cui appariva anche Rage.

Prima Pubblicazione: 25 gennaio 2013
Editore : Marotta e Cafiero - 4 maggio 2021 - Made in Scampia – Napoli – Italia 
Lingua : Italiano
Copertina Rigida : 112 pagine 
Dimensioni : 10.5 x 1.1 x 21 cm
Etichetta: Saggi –  Stephen King
CENNI SULLA VITA di:
STEPHEN KING
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Stephen King è nato a Portland il 21 settembre 1947;
è uno scrittore e sceneggiatore statunitense, uno dei più celebri autori di letteratura fantastica, in particolare horror e gialli, del XX e XXI secolo. Vive e lavora nel Main con la moglie Tabitha e la figlia Naomi.  Da più di 40 anni le sue storie sono best seller incredibili Scrittore prolifico, nel corso della sua carriera, iniziata nel 1974 con Carrie, ha pubblicato oltre ottanta opere, anche con lo pseudonimo di Richard Bachman; fra romanzi e antologie di racconti, entrate regolarmente nella classifica dei best seller, vendendo complessivamente più di 500 milioni di copie in tutto il mondo, le sue opere hanno ispirato famosi registi come  Stanley Kubrick, John Carpenter, Brian De Palma, J. J. Abrams, David Cronenberg, Rob Reiner, Lawrence Kasdan, Frank Darabont, Taylor Hackford e George A. Romero. Pochi autori letterari, a parte William Shakespeare,  Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, hanno ottenuto un numero paragonabile di adattamenti. Buona parte dei suoi racconti ha avuto trasposizioni cinematografiche o televisive, tra cui Shining, Stand by me, Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde, solo per citarne alcuni. Tra le ultime serie tv famose abbiamo 22/11/’63. Stephen king oggi è molto seguito sui social media, ed è anche stato insignito dal presidente USA Barack Obama della National Medal of Arts. Nel 2018 ha ricevuto il PEN America Literary Service Adward.
 
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sabato 25 maggio 2019

Giampaolo Pansa - La Repubblichina. Memorie di una ragazza fascista

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Giampaolo Pansa
La Repubblichina. 
Memorie di una Ragazza Fascista


Mugnano di Napoli (Na)
il martedì 08 gennaio 2019

Affrontare la recensione di un libro di G. Pansa non è cosa semplice. Si può scegliere la strada che tutti si aspettano ovvero affrontare il revisionismo di cui Panza è spesso  accusato  dagli esponenti di sinistra.  Se così vogliamo prenderla, brevemente, senza scrivere un trattato sulla storia e la politica, allora andiamo direttamente al Capitolo 20 intitolato – Il partigiano bianco; pagine 152/153 : <<Esiste una verità che oggi non si può ancora riconoscere ... e forse ci vorranno decenni prima che venga accertata o almeno considerata un’ipotesi con un solido fondamento. Ed è che in Italia si sono combattute due guerre civili ... una prima guerra aveva come obiettivo voi fascisti repubblicani e i tedeschi ... e sarà questa l’unica guerra che verrà esaltata sino a quando resisteranno le cerimonie del 25 aprile ... e la seconda guerra civile .. .. è stata condotta dal Pci per mettere in difficoltà i partigiani che non la pensavano come Togliatti e di riflesso chiunque rifiutava di sottomettersi alle strategie dei comunisti  dettate dall’ Unione Sovietica. Fu una tragedia con una lunga scia di morti ...>>. 
E che possiamo dire, nel 2019 sappiamo tutti benissimo che i comunisti da Togliatti a Tito, da Stalin ai dittatori comunisti nel mondo e alla Cina comunista hanno loro da soli commesso quasi più atrocità, nefandezze e vendette, del fascismo e al nazismo messi insieme.
E sapete perché? Per un motivo banalissimo che troviamo spiegato al Capitolo 13 – Il carnefice degli Ebrei; pagina 98: <<L’umanità ha sempre bisogno di un nemico...>>.
Penso che si possono avere tutte le ragioni e le verità del mondo, ma quando il vincitore, nel giusto o sbagliato che sia, scatena la propria vendetta infame, atroce e sanguinaria, sul vinto già martoriato, cancellando ogni forma di pietas umana, allora anche il vincitore ha perso. 
E Non vi è gloria in tale vittoria.
Come si capisce bene nel Capitolo 12 - Stupri in Ciociaria: possiamo facilmente intuire che: quando ad un errore si somma un altro errore inizia la barbarie e l’unico risultato reale è il disastro completo, il male assoluto e il disonore eterno. Ma la storia e quasi sempre scritta dai vincitori e i vincitori nascondono le verità scomode o le deridono per camuffarle;  vedi un esempio nel Capitolo 29 – Mele e cadaveri.
Moralmente parlando penso che sia tra i vinti che tra i vincitori vi sia una grande colpa: l’indifferenza dei molti; lo assaporiamo nel Capitolo 14 - Il sacrificio.  
Questo perché, come spiega bene l’ autore nel Capitolo 7 - Radio Londra; pagina 54: <<Tutti gli esseri umani hanno un lato oscuro della loro vita che non rivelano a nessuno>>. 
Nel Capitolo 17 – Guai ai vinti, per capirci,  ci viene mostrato un Togliatti che piega gli ideali, anche più nobili, alla sua sete di potere e di comando. 
Alla fine, però,  ciò che ci può far capire questo saggio, politicamente parlando, è ben espresso nel racconto del Capitolo 11 – Il Disertore: che ci fa intendere che trovarsi dalla parte giusta o sbagliata della storia dipende da una sola cosa: la propria coscienza.
Tocchiamo, però, un altro aspetto del saggio di Panza, ovvero l’ aspetto più leggero.
L’ autore nell’ introduzione, A chi legge:  si pone una domanda bella netta a pagina 6<<Sono riuscito a tenere insieme il vero, il verosimile e il romanzesco?... >>.  
Per quanto mi riguarda la risposta è sì!
Il vero: sono i fatti storici realmente accaduti. Dall’ armistizio, all’ arrivo degli Americani e poi degli Inglesi, alle Rapate/Tosature, le Marrocchinate, le Votazioni   etc. etc. ... 
Insomma i fatti storici così come li abbiamo dovuti studiare dalle elementari all’università.
Il verosimile: sono le sotto storie narrate nel racconto principale; dove realtà e fantasia si intrecciano a meraviglia. 
Come nel Capitolo 3 – Tante guerre: dove la protagonista, Tere, attraversa gli avvenimenti inseguendo solo il suo unico e grande sogno: fare la maestra. 
Oppure i Capitoli più divertenti: il 5° - Lo sciopero del letto e il 6° - Andare in bianco: dove ci ritroviamo immersi nello scontro frontale della ragione vs il corpo; il corpo inteso come fonte di piacere. 
Ci sono poi, tra i verosimili, i capitoli dolorosi; le storie di chiunque. 
Capitolo 10, intitolato, Ottobre del ’44 a Gorla:  in questo capitolo si notano come le decisioni difficili raggiungono proprio tutti.  
Oppure il Capitolo 16 – Morte e cattura: una storia che sarà capitata, con ogni probabilità, a qualcuno nella realtà. Dove la morte prematura è una reale possibilità e per chi rimane la vita continua a scorrere inesorabilmente. 
Ed ancora nel Capitolo 23 - Vincere non basta: che l’ autore ci mette di fronte all’ evidenza più nera; la povertà rende tutti uguali vinti e vincitori. 
Per finire la parte dedicata al verosimile, il Capitolo 28 – Diciotto aprile: dove anche l’amore si piega alla necessità.
La parte divertente, se così vogliamo presentarla, la troviamo, invece, nel terzo aspetto quello romanzesco.
Teresa Bianchini, detta Tere, maestra repubblichina, personaggio principale è inventato di sana pianta ma potrebbe essere la storia di una maestra qualsiasi di Casale Monferrato. 
La sua descrizione nel  Capitolo 1 – La rapatura e nel Capitolo 2 -  La mia infanzia: è essenziale e precisa, sia del corpo che del carattere, ed anche dei gusti sessuali ed, ovviamente, della sua posizione politica.
Pur essendo lei il personaggio principale tutte le altre donne della storia non saranno da meno iniziando dal Capitolo 4 – La zia Edwige: donna con le palle, con le sue sicurezze e le sue paure; una maestra alternativa, bisex e birbante, soprattutto“porcacciona” ma che a pagina 31 dice, alla nipote Tere, la cosa più indiscutibile del mondo:<<La fessura è roba tua e hai il diritto di farne ciò che vuoi>>. Questa verità sulla “fessura” sarà l’ arma di molte donne che hanno attraversato la guerra. 
Ad esempio nel Capitolo 26 – Irma la rossa: lei sarà la vera eroina del “sesso da guerra”. Sono da notare nel testo la quantità di omosessuali, di lesbiche e bisex presenti su tutti i fronti: Italiani e stranieri senza differenze di colore di pelle, colore politico, credo religioso o estrazione sociale; 
Un esempio su tutti è nel Capitolo 24 – Una città in calore: dove, se tutto ciò che si ha è il proprio corpo, lo si utilizza anche con immenso piacere. 
Oppure il Capitolo 21 – L’ immoralità: dove ciò che era giudicato immorale si trasforma in virtù all’esigenza. 
E per finire, ma non proprio, il Capitolo 19 – Lo strano squadrista: dove anche “le riabilitazioni” possono essere divertenti quando il sesso diventa il protagonista. 
Non possono mancare in questo saggio le storie d’amore; nel Capitolo 8 - Estate di bombe: L’ amore nasce in un rifugio antiaereo. 
O nel Capitolo 9 – Il medico paziente: che vede la vita e l’ amore nel corpo fresco di una giovane, qualcosa da succhiare per tenersi vivo. 
Da non dimenticare la storia d’ amore del Capitolo 15 – Il sergente dei marò: una storia che ci fa capire che l’amore in guerra è principalmente speranza. 
Ma i capitoli, secondo me, che si apprezzano  di più sono quelli dedicati a ciò che io chiamo “le rivincite”; Capitolo 18 – La pettinatrice spia: davanti alle verità scomode si diventa molto molto indulgenti! 
Capitolo 22 – Gli scolari della Baffalo: quando il detto prendi l’arte e mettila da parte diventa vero ed il vinto si trova a dovere insegnare al vincitore diventa una soddisfazione senza paragoni. 
Ed il Capitolo 25 – La signora Giuditta: La fortuna gira e a consegnarla è proprio una vittima alla “pseudo carnefice”. 
E si giunge al finale, che non è bello ma neppure brutto, e se devo essere sincera neppure scontato. 
Certo lascia l’amaro in bocca nel Capitolo 27  - Il rebus del dopoguerra: scoprire che davanti alla volontà di realizzare i propri sogni anche gli ideali cadono senza pudore. 
Nel capitolo ultimo, infatti, il 30 – Abbasso la Dc: l’ideale ritorna un po' ad affacciarsi ma come piccola forma di protesta attraverso il non votare; ma è tutto ovattato nella favola del ...  ciò che è bene finisce bene. 
L.Ch.

Giampaolo Pansa – La Repubblichina

Memorie di una Ragazza Fascista


TRAMA


Ripresa dalla 4° di copertina e da internet: "L'ho vista anch'io una rapatura delle donne fasciste, catturate nei giorni conclusivi della guerra civile. Era la fine di aprile del 1945 e andavo per i dieci anni. Oggi sono un vecchio signore curioso, ma già allora ero un ragazzino che si sentiva padrone della sua piccola città. Nell'attesa che riaprissero le scuole elementari, dove frequentavo la quinta poiché ero avanti di un anno, trascorrevo il tempo libero nella modisteria di mia madre Giovanna e nelle strade del centro. Conclusa la guerra e finiti i bombardamenti degli Alleati, non esistevano altri pericoli in città. 


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In questo modo mi sono trovato di fronte a vicende che non pensavo di scoprire. Una fu la tosatura delle prigioniere repubblichine, avvenuta non in piazza del Cavallo come racconto in questo libro, bensì in una piazza secondaria, davanti a una caserma in sfacelo, diventata un rifugio di senzatetto e di prostitute malandate. Tra le donne sottoposte a quel supplizio, una era molto giovane e bella. La sua figura è sempre rimasta nella mia memoria, tanto da ispirarmi il personaggio centrale di questo libro: Teresa Bianchi, detta Tere. Una maestra elementare sui vent'anni, tanto appassionata della propria missione da prendere la tessera del Partito fascista repubblicano pur di insegnare in una scuola della città. Di solito i miei libri sulla guerra civile e sul dopoguerra sporco di sangue non hanno per protagonisti dei fascisti repubblichini se non come vittime delle vendette partigiane. Un revisionismo a senso unico ha fatto sparire i tanti italiani, civili e militari, rimasti fedeli a Benito Mussolini. Eppure furono soprattutto loro a sopportare gli eventi più angosciosi dell'ultima fase della guerra nel nostro Paese. Come le stragi provocate dagli aerei da bombardamento americani, spesso imprecisi e affidati a piloti che volevano liberarsi del loro carico micidiale e ritornare al sicuro nelle basi di partenza. Oppure come l'inferno delle violenze compiute dai marocchini in Ciociaria, con migliaia di donne stuprate sotto lo sguardo indifferente dei generali francesi, primo fra tutti Charles De Gaulle. La mia Tere affronta con fermezza e coraggio il furore dell'ultimo atto della guerra mondiale in casa nostra e il caos del dopoguerra. Di certo è una repubblichina, ma soprattutto un'italiana con una qualità che ho ritrovato in tutte le donne incontrate nella mia vita: la pazienza generosa." La vicenda narrata in questo libro è immersa in una storia assai più grande: la guerra civile italiana tra il 1943 e il 1945, sino al capitolo sanguinoso della liberazione, un succedersi di vendette e di delitti. Ma "La repubblichina" è soprattutto un romanzo.


Prima edizione 11 settembre 2018; 
240 pagine; 
Genere: Saggi Storico Storia Politica
Cenni sulla vita di

Giampaolo Pansa

Grande copia ed incolla da Wikipedia:
Giampaolo Pansa  nato a Casale Monferrato, 1º ottobre 1935 
è un giornalista, scrittore e saggista italiano.
Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato con 110/110 e lode in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi intitolata Guerra partigiana tra Genova e il Po (relatore Guido Quazza). Il lavoro gli procurò il «premio Einaudi» (la tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967). Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, professore ordinario di Storia Moderna e Contemporanea, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla  Seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana. Dal matrimonio con Lidia, nel 1962  ha avuto un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto l'11 novembre 2017, all'età di 55 anni. La sua attuale compagna è Adele Grisendi, scrittrice. Nel 1961 entrò nel quotidiano torinese La Stampa. L'elenco delle sue collaborazioni è il seguente:
 Quotidiani
·         1961-1964: La Stampa (direttore Giulio De         Benedetti).  Uno dei suoi servizi più noti del periodo fu    sul disastro      del Vajont;
·         1964-1968: Il Giorno (direttore Italo Pietra), si occupò delle cronache dalla Lombardia;
·        1969-1972: La Stampa, inviato da Milano (direttore Alberto Ronchey). Scrisse per il quotidiano torinese        sulla strage di piazza Fontana;
·         1972-1973: Il Messaggero di Roma come redattore capo (direttore Alessandro Perrone);
·        1º lug o 1973 - ottobre 1977: inviato speciale per il Corriere della Sera (direttore Piero Ottone). Durante il     periodo al Corriere Pansa scrisse con Gaetano Scardocchial'inchiesta che contribuì a svelare lo scandalo          Lockheed;
·         novembre 1977-1991: La Repubblica, inviato speciale (direttore Eugenio Scalfari). Nell'ottobre 1978 assunse la     vicedirezione. Riprese a scrivere  per il quotidiano romano nel 2000 come editorialista;
Settimanali
     1983-1984: crea la rubrica «Quaderno italiano» su Epoca (direttore Sandro Mayer);
  1984-1987: crea la rubrica «Chi sale e chi scende» su L'Espresso (direttore Giovanni Valentini);
·  1987-1990: crea la rubrica «Bestiario» su Panorama, (editore Mondadori, direttore Claudio Rinaldi, Pansa fu    condirettore);
·  1991- settembre 2008: il «Bestiario» prosegue su L'Espresso (direttore Giulio Anselmi, poi Daniela Hamaui).
   Nella carriera di Pansa hanno avuto un ruolo preponderante i giornali del Gruppo L'Espresso (la Repubblica e L'Espresso), coi quali Pansa ha collaborato ininterrottamente dal 1977 al 2008. Negli anni della sua collaborazione alla Repubblica, Pansa fu tra i rappresentanti della linea editoriale vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano. Sono note inoltre alcune sarcastiche definizioni che Pansa ha dedicato a politici italiani: "Parolaio rosso" per Fausto Bertinotti, "Dalemoni" allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale.  Pansa non fu tenero neanche con i colleghi giornalisti: nel 1980 scrisse su La Repubblica un articolo titolato «Il giornalista dimezzato», nel quale stigmatizzava il comportamento, da lui giudicato ipocrita, dei colleghi che, a suo dire, "cedeva[no] metà della propria professionalità al partito, all'ideologia che gli era cara e che voleva[no] comunque servire anche facendo il [proprio] mestiere". Il 30 settembre 2008, trovandosi in contrasto con la linea editoriale, lasciò il Gruppo Editoriale L'Espresso. Da allora ha scritto sui seguenti
Giornali
ottobre 2008 - dicembre 2010:  Il Riformista (direttore: Antonio Polito)
settembre 2009 - luglio 2016: Libero, dove nel gennaio 2011 ha portato il «Bestiario» (direttore: Maurizio Belpietro (2009-2016), Vittorio Feltri (2016-in carica)
settembre 2016 - giugno 2018: La Verità (quotidiano fondato e diretto da Belpietro)
novembre 2018 - oggi: Panorama (settimanale rilevato da Maurizio Belpietro).
Romanzi e saggi storici
La sua attività ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana, già oggetto della sua tesi di laurea (pubblicata da Laterza nel 1967 con il titolo Guerra partigiana tra Genova e il Po). Nel 2001 Pansa pubblica Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, conclusa con la presa del potere da parte del fascismo. Nel 2002esce I figli dell'Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica sociale italiana. Comincia poi il ciclo «dei vinti», cioè una serie libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005),  Sconosciuto 1945,  La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010). Pansa recupera fonti come Giorgio Pisanò e Antonio Serena e racconta molte storie personali di cosiddetti "vinti" con metodo già descritto da Nicola Gallerano e in una forma che è stata definita un misto fra romanzo storico, feuilleton e pamphlet per il gruppo delle sue sei opere principali sulla resistenza. Nel 2011 pubblica Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l'Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori.
Le polemiche
In particolare per Il sangue dei vinti, Pansa è stato oggetto di critiche in quanto avrebbe "infangato" la Resistenza utilizzando, a detta dei detrattori, quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista accuse che Pansa ha sempre respinto con decisione, sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi. Durante la presentazione dei suoi libri in alcune occasioni Pansa è stato oggetto di contestazione da parte di centri sociali di estrema sinistra, nonché da storici, che accusano l'autore di revisionismo. In un caso ci sono stati tafferugli tra gruppi di sinistra e di destra, entrambi presenti all'evento. Tali episodi sono stati condannati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Senato Franco Marini. Vi è stato anche chi, come Galli della Loggia, ha giudicato positivamente il lavoro di Pansa, chiedendosi però come mai l'Italia si permetta di far luce sui crimini ignorati della sua storia solo quando sono gli intellettuali di sinistra a renderli noti al grande pubblico. Anche lo storico Sergio Luzzatto, dopo una iniziale perplessità su Il sangue dei vinti, che comportò da parte sua anche dure prese di posizione, dichiarò in seguito che nelle sue opere «nulla si inventa» e c'è «rispetto per la storia».Il libro successivo, La Grande Bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti. Anche quest'opera è stata oggetto di critiche. I gendarmi della memoria ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti: è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo.

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