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lunedì 11 gennaio 2021

Antonio Soriano - Via dei Cipressi Numero 22

ANTONIO SORIANO
Via dei Cipressi Numero 22

 

Recensione – Opinione di

Luigia Chianese Books Review Blogger

Blog Libri e Opinioni

@LibrieOpinioni

 

Mugnano di Napoli - 08.01.2020

 

Thriller! Ma io lo infilerei anche nell’etichetta Hard-Boiled, per il cinismo che si evidenzia in alcuni protagonisti della vicenda: il cinismo “ad personam” del Poliziotto Risolutore a quello di Sara e Alessandro.
È in primis un delizioso Thriller; gli elementi ci sono tutti, sorpresa, inganno, vittime, traumi, tragedie personali e “scambi di omicidi”.
Già dalle prime pagine si comprende subito che si sta leggendo un racconto dinamico ed essenziale, il ritmo parte subito in accelerazione e sarà così fino alla fine; e questo è una cosa buona per me, infatti già vi posso dire che il libro non annoia.
Arrivati, però, al settimo capitolo in me è partito un ricordo proprio sul concetto di “scambi di omicidi”; il ricordo si è evidenziato nella mia mente con l’ imponente faccione di Sir Alfred Joseph Hitchcock!
Da una prima valutazione il romanzo sembra somigliare al Remake de “Delitto Perfetto (Perfect Murder)” 1998; (Diretto da A. Davis, con Michael Douglas e Gwyneth Paltrow) che ovviamente mi ha riportato a “Stranger on a Train” (L’ Altro Uomo e poi riedito in Delitto per Delitto) del 1951 di A. Hitchcock che fu tratto dal romanzo, Noir-Thriller per l’esattezza, della scrittrice Statunitense Noir Patricia Highsmith, (Pseudonimo di Mary Patricia Plangman conosciuta anche col nome di Claire Morgan questo primo romanzo della scrittrice, e suo grande successo,  Delitto per Delitto, A. Hitchcock lo volle far sceneggiare dal un eccezionale giallista ovvero Raymond Chandler), ed ecco il film che si materializzato nella mia memoria. 
Niente paura! Dopo aver letto il libro di A. Soriano vi posso rassicurare che non bisogna temere di leggere qualcosa di già visto o letto perché sia la stesura della storia che il finale saranno una grande sorpresa! Fidatevi!
Il personaggio principale, Domenico, è molto ben sviluppato; un uomo insicuro e distrutto dal lutto per il suo figlioletto; un uomo che non si sente mai all’altezza di nulla e questa sua insicurezza personale e la sua eccessiva fiducia nel prossimo gli faranno commettere errori su errori, anche se la sua coscienza si farà sentire ad ogni singolo passo.
Il personaggio a cui bisognava concedere più spessore, invece, è la moglie di Domenico, Sara; dipinta alla perfezione nel contesto d’azione, ma, “ il suo perché ” si rivela solo nel finale, senza nessun indizio preliminare durante la costruzione del romanzo e questo potrebbe disturbare un po' il lettore, ma solo un po' non preoccupatevi! Solo con il senno di poi, infatti, si comprenderanno appieno le frasi di Sara e poi di Domenico sul loro “ Essere Simili ” !

Sara: Da pagina 105:
<< Io e te siamo simili, non lo dimenticare mai.
È questo il motivo per cui ti ho sposato,
oltre ai tuoi soldi, ovviamente.
Solo che tu non lo ammetti. Non lo farai mai.
Siamo entrambi delle cattive persone.
Dentro di te, vive un istinto maligno.
Solo che ancora non lo sai.
Tu sei come me. >>. 

***** 

Domenico: Da pagina 121 :
<< … Hai ragione, Sara, sono come te.
Finalmente l’ho capito. >>. 

Bellissimo il duetto che si nota tra Sara e suo marito Domenico, ad ogni mossa dell’ uno o dell’ altra vi è una contromossa, questo mi è piaciuto molto ma lo si apprezzerà di più dopo aver letto il finale. Non desidero spoilerare per questo sono così criptica!
Il personaggio, pero, più duro e crudo, l’uomo che va oltre le righe, l’anima del racconto, per me, è                  l ’Ispettore Antonio Canale, ovvero il Risolutore, che ci sorprenderà in un finale mozzafiato, inaspettato e ricco d’ amore e suspense.
Una sola nota leggermente stonata, avrei sviluppato meglio il ritrovamento dell’arma del delitto da parte dell’ Ispettore, magari allacciando la location del ritrovamento ad uno degli indiziati.
Il linguaggio dello scrittore, Antonio Soriano, è un linguaggio semplice e schietto; pulito è il termine corretto; è diretto e privo di fronzoli. Il ritmo di tutto il racconto, come ho scritto sopra, è veloce e lineare, dinamico fin da subito e mai con brusche frenate. È giusto, perfetto! Devo ammettere che questo racconto ha una caratteristica meravigliosa: fa venire voglia di arrivare in fondo alla storia e capire come faranno i personaggi a risolvere tutti i loro … chiamiamoli … “ problemini ” …  
Leggetevi il libro; lo consiglio! L.Ch. Voto 📚📚📚📘📗

NOTE CURIOSE: Chicche da parte dell’ autore: 
MINI  INTERVISTA via whatsapp: 

Luigia: Ciao Antonio, perché Numero 22?
Antonio: Perché è il mio numero portafortuna
Luigia: Perché proprio Via dei Cipressi? Come mai questo sempreverde?  
Antonio: Perché dà un senso di morte visto che è l'albero tipico dei cimiteri, secondo me i cipressi sono qualcosa di lugubre che sinceramente richiama l'atmosfera di thriller noir su cui si basa il libro
Luigia: Come mai l' ambientazione in Roma?
Antonio: Perché l'agente letterario mi ha chiesto, con una certa insistenza, un'ambientazione precisa, in quanto in origine il  mio romanzo non era ben delineato da questo punto di vista, ed ho scelto Roma perché credo che sia una città bellissima
Luigia: E ... per le protagoniste femminili come le hai scelte?
Antonio: Il comportamento delle donne protagoniste (remissivo e accondiscendente vs autoritario e un pò crudele) corrisponde a quello delle donne che ho avuto nella vita reale
Luigia: Allora non posso che chiederti: attualmente sei ... ???
Antonio: (dopo un attimo di riflessione con una faccina sorridente ha risposto): Mi sento come un'ape felice che svolazza in giro ... 😊😉😊
Luigia: Oltre alle donne altri personaggi sono ispirati da persone reali? 
Antonio: Si! Uno dei miei personaggi principali s'ispira ad un mio amico; ma non posso dirti chi o rivelare il nome altrimenti ... m'ammazza, ahahaha!!
Luigia: Grazie Antonio! 

TRAMA
Via dei Cipressi Numero 22
di ANTONIO SORIANO
Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Domenico e Alessandro si conoscono in una birreria e nasce così un'amicizia fatta di complicità e grande intesa. Sono accomunati dall'avere un matrimonio infelice per via dei tradimenti continui delle rispettive mogli. La moglie di Domenico ha anche un omicidio da nascondere, sconvolgendo la vita dell'uomo e portandolo a odiarla. I due amici decidono quindi di studiare l'omicidio perfetto... ciascuno dei due dovrà uccidere la moglie dell'altro. Sarà davvero possibile? Il piano sembra procedere alla grande, ma l'ispettore Canale, legato da un'indissolubile amicizia con la moglie di Alessandro, fiuta l'inganno e si mette in mezzo. Come potrà risolvere un alibi di ferro? Mentre Alessandro sente il fiato sul collo, nascono, tornano e si consumano amori insoliti e angoscianti. Diverse variabili fortuite intervengono a sconvolgere la scena, portando ad emergere la vera natura di tutti: dietro ogni becero comportamento si nascondono gli angoli più reconditi di ogni individuo. Cosa vuol dire davvero essere una brava persona?
Editore : Santelli
Data pubblicazione: 16 ottobre 2019
Lingua: : Italiano
Copertina flessibile : 194 pagine
Dimensioni : 14 x 1.8 x 21.1 cm

CENNI SULLA VITA di:
ANTONIO SORIANO
Inviatami dall’ autore:
Mi chiamo Antonio Soriano, e sono nato a Messina il 30/11/1991. Dopo essermi diplomato al liceo Scientifico “G. Berto” di Vibo Valentia, mi sono iscritto alla facoltà di medicina e chirurgia di Messina, dove mi sono laureato e specializzato. Attualmente frequento il corso di medicina generale. Ho scelto di fare il medico perché il mio sogno è da sempre stato la salvaguardia della vita umana. Inoltre, fin da piccolo, ho scoperto una vena poetica e letteraria, che mi ha portato a scrivere sempre nel corso della mia vita. Mi piace essere riflessivo e autocritico, e credo che anche leggendo la mia opera, potrete apprezzare questa parte del mio carattere. I miei hobby comprendono viaggiare e praticare sport a livello dilettantistico, con un occhio di riguardo verso il calcio.

Precedenti pubblicazioni letterarie: Il sorriso dei vent’anni
(Del Bucchia editore-novembre 2017)
Via dei cipressi numero 22 (Santelli editore - 18 novembre 2019)             

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martedì 3 marzo 2020

Ho Chi Minh Diario Dal Carcere Traduzione di Joyce Lussu


Ho Chi Minh 

Diario Dal Carcere

Traduzione di Joyce Lussu

Recensione – Opinione
di

Mugnano di Napoli
16.01.2020

La cosa più banale che posso scrivere è che quest’ opera è triste e commovente!
Secondo me necessito di anni di studio, ma veramente tanti, per poter capire fino in fondo questo testo e questo autore.
La prima volta che lo lessi, nella mia copia vintage della Garzanti da 600 lire, ovvero meno di 0.50 centesimi di oggi, frequentavo il liceo e già allora ero un’anticomunista convinta.
(Premetto che oltre al libro ho letto anche della vita politica di Zio Ho).
Questo personaggio, era diverso, mi azzardo a dire che era un comunista illuminato, intelligente e sensibile, ma anche un rivoluzionario, un uomo che puntava all’ Unità Nazionale, un demagogo per l'uso della parola, un realista, un patriota, una persona che sapeva coniugare bene il concetto di libertà individuale e comunismo.
(Per me, siamo chiari, uno stato comunista significa uno stato con mancanza di libertà;  è dittatura al pari del nazismo o del fascismo; riduttiva questa mia visione? Controllate i morti ed anche i vivi visto che ci siete!).
Questo libro non è il classico diario in versi all’occidentale, sono 115 quartine e poemetti Tang in stile cinese classico scritti nel periodo che va dal 28 agosto 1942 al 16 settembre 1943 durante il quale Ho fu prigioniero della polizia del Kouomintang nella Cina meridionale.
Da pagina 10 (Edizione, oramai vintage, della Garzanti; marzo 1972 con l’ Introduzione di Harrison E. Salisbury ) … tanto è vero che il 02 settembre 1945 iniziò con queste parole la Dichiarazione di Indipendenza della Repubblica Democratica del Vietnam:
<<Tutti gli uomini sono nati uguali: dotati dal loro creatore di alcuni diritti inalienabili tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità. … >>.
Vi ricorda la Dichiarazione Americana d’ Indipendenza vero? Infatti da lì prese spunto; non a caso Ho citava spesso Abramo Lincoln e ammirava Woodrow Wilson e Franklin Delano Roosevelt.
Queste poesie all’apparenza semplici parlano di Vita, Dolore, Angoscia, Paura, Coraggio, Nostalgia, Forza di carattere ma soprattutto raccontano di Speranza e Libertà.

La sera
Il passero stanco
ritrova il suo nido nel bosco
una nube erra lenta
nel cielo solitario
una fanciulla macina il mais
al villaggio
sul focolare d’argilla
già s’accende una fiamma.

Sono poesie uniche e importanti tanto da diventare un “Inno alla Resistenza” per buona parte della generazione di quegli anni; ovvero quella generazione che scendeva in piazza per dire basta alla guerra in Vietnam e che manifestava per cambiare il mondo; questo testo è  diventato uno dei simboli del desiderio di  libertà.

Lontano dalla lotta
Piuttosto morire
che viver servi!
Quando le libere bandiere
si spiegano
che gran dolore
stare in fondo
a una cella
senza potersi battere
in campo aperto!

Ci sono state persone che certamente meglio di me hanno saputo spiegare bene questo libretto, quindi riporto alcune citazioni di Harrison Salisbury (Giornalista del New York Times autore di reportage dal Vietnam del Nord e dalla Cina) e Joyce Lussu (vedi sotto per la vita):

<<Distinguono i suoi versi la fede e la serenità pur nelle condizioni terribili, la capacità di trarre coraggio da uno squarcio di cielo azzurro, dal volo sfrecciante di un uccello, dal profumo dei fiori nella sera, dalla vista dei monti lontani e delle scene di vita contadina. (Harrison Salisbury)>>.

<<Emerge da questi poemetti l'umanità eccezionalmente ricca e matura del grande rivoluzionario, sempre dialettica nella sua coerenza: utopico e realista, implacabile e generoso, duttile e intransigente, indulgente e severo, scettico ed entusiasta, capace di adattarsi alle circostanze come di adattare le circostanze a sé e ai suoi fini. Nella sua lunga vita di combattente, di animatore, di organizzatore, coronata da un'esemplare vittoria storica di un piccolo popolo di contadini contro gli eserciti più potenti del mondo, c'era posto per la poesia. E questo è importante. È una lezione da non dimenticare. (Joyce Lussu)>>.

<< Leggendo il Diario dal carcere si avverte la presenza di una personalità dura come l'acciaio e insieme sensibile. (Harrison Salisbury).>>.

Dopo queste citazioni non vi è altro da dire: deliziatevi con questi meravigliosi versi d’Amore per la libertà. 
L.Ch.
La Macina
Stretto dentro la macina
soffre il seme di riso
ma passata la prova
guardate com’è bianco!
Così è pure degli uomini
nel mondo in cui viviamo:
il dolore matura
la nostra umanità.

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TRAMA

Diario Dal Carcere

Ho Chi Minh

Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Un classico ormai introvabile, il diario di Ho Chi Minh, grande capo rivoluzionario vietnamita, scritto durante la sua disumana prigionia. Poesie incredibilmente semplici e potenti, rese eterne dalla traduzione di Joyce Lussu. Edito in Italia per la prima volta alla vigilia dell'annus mirabilis 1968, il libro ebbe un'importanza fondamentale per quella generazione impegnata a voler cambiare il mondo e a fermare la guerra del Viet Nam. Con questi versi Ho Chi Minh scolpisce un canto alla resistenza, all'amore per la vita e la libertà.

Nota: La mia copia è quella vintage




CENNI SULLA VITA

di:

Ho Chi Minh

Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Ho Chi Minh – (1890-1969). Rivoluzionario e uomo politico indocinese. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale organizzò la guerriglia contro i giapponesi e, nel 1941 fondò il Viet-minh (Lega indipendentista); nel 1945 divenne Presidente della Repubblica del Viet Nam e si batté contro il dominio francese in Indocina. Continuò fino alla morte la lotta di liberazione del popolo vietnamita. Saigon, dopo la conquista da parte dei vietcong, è stata chiamata Ho Chi Minh in suo onore.
Nacque il 19 maggio nel villaggio di Hoang Tru nella provincia di Nghe An, Viet Nam centro settentrionale. Gli venne dato il nome di Nguyn Sinh Cung. Come da tradizione vietnamita, all'età di dieci anni cambiò il nome e fu chiamato Nguyn Tt Thành ("Nguyn che sarà vittorioso"). Un nome del destino, Ho sconfisse sia il colonialismo francese che l’imperialismo americano. Così si rivolgeva a costoro « Potete uccidere dieci miei uomini per ognuno dei vostri che io uccido. Ma anche così, voi perderete e io vincerò. » Poi emigrato in Francia si fece chiamare Nguyen Ai Quoc (Nguyen il patriota). Dopo essersi fatto chiamare anche Ly Thuy. Nel 1938 in Cina prese il nome definitivo di Ho Chi Minh.


Non posso non citare due personaggi importanti:

Vo Nguyen Giap (1911-2013). Leggendario capo militare vietnamita, combatté prima l’esercito coloniale francese, vincendo, nel 1954, la battaglia di Dien Bien Phu, poi le forze statunitensi e sud vietnamite nella Guerra del Viet Nam. Dopo la riunificazione fu Ministro della difesa.

Joyce Lussu Salvadori (1912-1998). Partigiana, traduttrice, storica, letterata, attivista politica e poetessa. Testimone eccezionale dei maggiori eventi del Novecento, ha dedicato l’intensa sua vita alla lotta, unendo un instancabile lavoro d’azione ad una raffinata ricerca teorica e di traduzione dei maggiori poeti guerriglieri di tutto il mondo.




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mercoledì 26 settembre 2018

Andrea Camilleri Andrea Camilleri incontra Manuel Vazquez Montalban


Andrea Camilleri

Andrea Camilleri 
incontra 

Manuel Vazquez Montalban




Recensione - Opinione 
di Luigia Chianese 
Mugnano di Napoli ( Na)
Venerdì 22 gennaio 2016 
Ore 19.00 circa

Non l’ ho saputo apprezzare perché non conosco le opere di M.V.M. ; forse un giorno le leggerò e dovrò rileggere questi dialoghi. Per ora sono consigliati solo a chi conosce le opere di entrambi gli autori ed io, per ora, conosco solo il grande Maestro Andrea Camilleri .
L.Ch.

P.s. Ordinato su Amazon il martedì 19 gennaio 2016 costo 5,95 euro edizione Skira
Arrivato, letto e recensito il giorno venerdì 22 gennaio 2016

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Andrea Camilleri 
incontra 
Manuel Vazquez Montalban

Descrizione: 

Andrea Camilleri ha voluto ricordare l'amico scomparso con la trascrizione del loro incontro, avvenuto nel 1998 a Mantova nell'ambito del Festivaletteratura. Un dialogo in cui affrontano i temi più disparati: la letteratura, i gialli che li hanno segnati, i libri letti e a volte (ma solo nella finzione) bruciati, i loro personaggi Pepe Carvalho e Salvo Montalbano, ma anche i rapporti dei loro protagonisti con le donne, il calcio, la cucina, il vino... A testimoniare un'amicizia e un'affinità nate sui libri e divenute realtà.








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Andrea Camilleri - Cenni sulla Vita

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata(1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005),  Le pecore e il pastore(2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un'ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L'altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018). Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura - Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015.


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Manuel Vázquez Montalbán è nato a Barcellona, il 14 luglio 1939, poco dopo la fine della guerra civile spagnola, ed è morto all’aeroporto di Bangkok il 18 ottobre 2003, a causa di un infarto, mentre stava tornando dall’Australia per completare la revisione dell’ultimo romanzo avente come interprete il suo personaggio più famoso, il detective privato Pepe CarvalhoImpossibile confinare Manuel Vázquez Montalbán in una singola definizione, un elenco parziale di quanto ha realizzato in vita potrebbe comprendere i titoli di saggista, poeta, scrittore, giornalista, commentatore politico e gastronomo, ma rimaniamo ancora distanti da una persona che è molto più che la singola somma di queste parti. Figlio unico di una sarta (sindacalista e anarchica), Manuel Vázquez Montalbán non conoscerà di persona suo padre fino all’età di cinque anni: il genitore era militante comunista nel PSUC e alla fine della guerra civile gli venne comminata una pena di cinque anni da scontare in carcere. Lo scrittore cresce quindi in un ambiente fortemente politicizzato, elemento che riverbererà a lungo nei suoi scritti e che lo caratterizza insieme all’amore per la sua città e alla passione per la gastronomia. Manuel Vázquez Montalbán non perderà molto tempo prima di seguire le orme dei genitori, visto che già nel 1961 si iscriverà allo stesso partito del padre, finendo con l’occuparne una carica nel Comitato Centrale. Nel 1962 viene incarcerato per quattro anni per attività antifranchista in quanto aveva partecipato a uno sciopero dei minatori in Galizia. Viene liberato grazie a una amnistia dopo diciotto mesi e nel frattempo scrive un manuale di giornalismo che è ancora adesso in uso. Laureato in Filosofia e Lettere all’Università Autonoma di Barcellona, studia presso locale Scuola di giornalismo e durante questo periodo conosce la sua futura moglie, la storica Anna Sallés Bonastre, dalla quale nel 1966 avrà un figlio, Daniel Vázquez Sallés, anche lui giornalista e scrittore. Alcuni dei suoi primi passi nel mondo del giornalismo avvengono paradossalmente sulle pagine di un quotidiano franchista, Solidaridad Nacional, ma il futuro papà letterario di Pepe Carvalho non sarà mai un collaboratore del regime, anzi usa trucchi e ogni possibile escamotage per criticare in modo tanto velato la dittatura, proprio sulle pagine di un giornale schierato con Franco, attraverso, per esempio, l’attenta scrittura dei coccodrilli di autori noti come Ernest Hemingway. Di seguito collaborerà con alcune delle più note testate spagnole, fra le quali spiccano El País e Interviú, per le quali lavorerà fino alla fine. I suoi primi passi in ambito letterario sono costituiti da due raccolte di poesia, Una educación sentimental (1967) e Movimientos sin éxito (1969): sempre a fine anni Sessanta appare il suo primo romanzo, Recordando a Dardé, ma bisognerà attendere il 1972 per vedere nascere il detective privato Pepe Carvalho, che fa la sua comparsa nelle pagine di un romanzo sperimentale, Ho ammazzato J. F. Kennedy. Da allora il simpatico investigatore, definito più volte la versione mediterranea di Marlowe o Maigret, sarà protagonista di più di una ventina di titoli, fra romanzi e raccolte di racconti, che faranno conoscere l’autore in tutto il mondo. Pepe Carvalho è per molti aspetti l’alter ego letterario del suo autore, con il quale condivide persino l’anno della nascita oltre a molti fra i suoi interessi e passioni, in primis quelli per Barcellona e per la gastronomia e, nella bibliografia delle opere dedicate a questo personaggio, giocano un ruolo insolitamente importante anche i racconti, oltre ai romanzi. Al di fuori di questo ciclo, Manuel Vázquez Montalbán ha continuato a scrivere romanzi di narrativa e opere di saggistica, poesia, storia e cucina. Fra i premi che gli sono stati riconosciuti ricordiamo almeno: Premio Planeta per I mari del sud (1979), Premio Europeo di Letteratura per Galindez (1992), Premio Internazionale di Letteratura Ennio Flaiano per Io, Franco (1995) e il Premio Grinzane Cavour (200).

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