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martedì 17 marzo 2020

Dai Sijie - Balzac e la Piccola Sarta Cinese

DAI SIJIE

Balzac e la Piccola Sarta Cinese


Recensione – Opinione
di

Mugnano di Napoli
Napoli 2001/2002
Ripresa per il Blog il

Giovedì 08 novembre 2018

La semplicità, la leggerezza e la scorrevolezza con cui sono trattati tutti gli argomenti sono evidenti già dai primi capitoli, forse troppo; un maggiore approfondimento sui personaggi avrebbe reso il romanzo ancora più interessante. Non mancano i momenti più divertenti ma il trasporto di merda, la miniera e i pidocchi non hanno niente di educativo sono solo punizioni e degrado. Ho avuto, inoltre, la netta impressione che, anche se è un romanzo d’ accusa agli orrori dei campi di rieducazione voluti dal Presidente Mao, l’ autore sia stato un tantino “timido” (forse impaurito?) nel raccontare le schifezze perpetrate in quei campi: ricatti, vendetta, incompetenza e più di ogni cosa profonda ignoranza. È messo, inoltre, sul filo dell’ incertezza se sia amore vero per la bella Sarta o, la ragazza, sia solo uno strumento di rivalsa verso  la coatta “rieducazione” maoista!  Restano, però, sempre, dei punti fermi: la cultura, la cinematografia, la musica e il progresso non si possono impedire, rallentare sì, ma fermare no! Il finale è deludente per i romantici ma assolutamente meraviglioso per l’ essenza del libro:  la libertà di scelta e di interpretazione!  
“...<<Vuole andare in una grande città. Mi ha parlato di Balzac>>. <<E allora?>>. <<Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile>>...”. 
L.Ch.

P.S.: nota personalissima, questo romanzo è una botta al fegato a tutti i comunisti e sinistroidi incalliti; giusto per ricordare quanto sono stati criminali pure loro; vediamo di non dimenticare! Inutile tacere! L.Ch.


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TRAMA
Balzac e la Piccola Sarta Cinese
DAI SIJIE

Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Balzac e la piccola sarta cinese è il primo romanzo scritto da Dai Sijie, pubblicato nel 2000 in Francia e nel 2001 nel Regno Unito.
La storia, ambientata nel 1971, si svolge nella montagna di Phenix, nella provincia di Sichuan durante la Rivoluzione culturale cinese. I protagonisti sono due ragazzi di diciassette anni circa, con il Narratore che è più piccolo di un anno rispetto a Luo, si conoscono dall'infanzia e si rispettano molto, tanto da non aver mai litigato.
Il narratore è un ragazzo di diciassette anni piuttosto riservato. Suo padre è pneumologo e sua madre specialista in malattie parassitarie, entrambi considerati "nemici del popolo".  
Suona il violino, che per lui ricopre un ruolo di enorme importanza, perché gli permette di evadere dalle preoccupazioni. Sarà proprio il violino ad aiutare i ragazzi a vincere la diffidenza del Capo villaggio dinnanzi ad un oggetto ignoto e borghese – il violino -,  il giovane Luo, migliore amico del narratore,  annuncerà agli astanti che ascolteranno una sonata dal titolo <<Mozart pensa al Presidente Mao>>.
 Luo è molto meno timido, proviene anche lui dall'ambiente medico: suo padre è dentista ed è conosciuto per aver osato criticare Mao Tse Tung dopo avergli curato i denti: per questo viene considerato "nemico del popolo" insieme a tutta la sua famiglia.
Come tutti i giovani istruiti dell'epoca, i due ragazzi vengono mandati in rieducazione tra  le montagne, per sperimentare la vita rude dei contadini. Nel villaggio li trattano come "marmocchi di ricchi”. La storia parla a ciascuno di noi: perché racconta di come la lettura riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di <<sporchi borghesi>>, a svariate torture. La vita nella montagna è molto difficile per loro:  si trovano a svolgere incarichi faticosi, come lavorare nelle miniere o nelle risaie sotto il sole cocente. Vivono in una piccola stanza sopra un porcile. Durante il periodo di rieducazione, conoscono un ragazzo in rieducazione come loro, Quattrocchi (chiamato così per via degli spessi occhiali che doveva portare),  con il quale si instaura un rapporto sempre più forte, anche se fatto per convenienza  dato il grande numero di libri proibiti che il ragazzo aveva nascosto in una valigia e portato con sé nel villaggio.
Dopo aver premuto sul ragazzo per farsi prestare un libro, Luo e il narratore riescono a farsi prestare un libro: Ursule Mirouët. Luo è il primo a leggere il libro, che lo dà al protagonista e si reca dalla piccola sarta cinese per raccontarglielo. Così pur vivendo in mezzo agli <<orrori della rieducazione>>, i due ragazzi e la Piccola Sarta scopriranno, in virtù di qualche goccia magica di Balzac (e di Dumas, e di Flaubert e Kipling) che esiste un mondo fatto di pura avventurosa bellezza. Luo fa un giuramento: "Con questi libri trasformerò la Piccola Sarta: lei non sarà più una semplice montanara." Poco a poco la lettura delle opere di Balzac trasforma la ragazza, che diventa espansiva e desiderosa di scoprire il mondo: i libri l'hanno totalmente cambiata, non è più un'innocente contadina; dichiara: "Balzac mi ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile". Tra i  Personaggi secondari ci sono Il Sarto, nonostante abiti in un villaggio, ha insegnato a leggere alla figlia; il Capo  del villaggio, che soffre di mal di denti e viene curato da Luo in cambio della libertà del narratore; il Mugnaio un grande conoscitore di canzoni locali, anche licenziose. Tra le curiosità abbiamo Il narratore che  parla del suo nome dicendo che è composto dagli ideogrammi di cavallospada e campana.

Titolo originale: Balzac et la Petite Tailleuse Chinoise
1° edizione:  nel 2000 Editions Gallimard Paris; 2001 Adelphi Edizioni S.P.A., Milano
Edizioni Mondolibri S.p.A., Milano su licenza Adelphi Edizioni S.P.A., Milano

La mia copia è del settembre 2001 Mondadori


Il libro è stato tradotto in 26 lingue, compreso il cinese.

CENNI SULLA VITA
di:
DAI SIJIE

Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Dai Sijie è  nato a Chengdu2 marzo 1954 ed è uno scrittore e regista cinese. Figlio di un medico, Dai Sijie nasce in Cina  e da giovanissimo viene spedito nella provincia del Sichuan in un campo di rieducazione fino al 1974Alla morte di Mao, entra all'Università dove studia storia dell'arte e dove riesce ad ottenere una borsa di studio in Francia. Da allora vive e lavora a Parigi


Tra le sue opere più famose abbiamo:
Dai Sijie, Muo e la vergine cinese, Milano, Adelphi, 2004, 
Dai Sijie, Una notte in cui la luna non è sorta, Milano, Adelphi, 2008, ISBN 978-88-459-2303-6. (FR)
Dai Sijie, Le Complexe de Di, Parigi, Gallimard, 2005, 





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martedì 10 settembre 2019

Joyce Carol Oates - Bestie


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Joyce Carol Oates 
Bestie

Recensione – Opinione

di Luigia Chianese
Books Review Blogger 

Mugnano di Napoli
Martedì 03 settembre 2019

Capitolo I, Francia Parigi, pagina 10: <<Come Bestie non conosciamo colpa. Siamo Bestie e questo ci consola.>>.
Questa è la scritta che campeggia e da titolo ai Totem creati dalla scultrice Dorcas e su questo ruota tutto il romanzo dove sono messi in scena tanti fattori: ossessione, desiderio, istinti primordiali, mistero legato alla manipolazione mentale, inganno e perversione. Non sono “sciolti” tutti alla perfezione ma ci sono.
Sii Più spietata! Eccole le parole ricorrenti nel Romanzo, il male che diventa azione! E’ una storia basata su un amore sconfitto e malato, una storia black, brutale e cinica in un’ambientazione da incubo claustrofobico.
La trasformazione e plasmazione di Gillian Brauer da umana a Bestia è il prodotto di due insegnati forti e leader, diciamolo pure, spostati di testa, il professor Andre Harrow e sua moglie; che grazie al loro carisma e anticonformismo attraggono e seducono le giovani menti, ragazze che in fondo sono prive di volontà e che si abbandonano con troppa facilità alla leggerezza e al fascino dell’Amore.
Capitolo V, La Pesca, pagina 36: << A volte ci s’innamora senza accorgersene, senza saperlo. E quando lo si scopre è troppo tardi, non si può più tornare indietro.>>.
Romanzo noir – gotico di stile diretto, pulito, schietto, provocatorio e sincero che va diritto al punto senza giraci troppo in torno. Bestiale! Consigliato!  L.Ch.


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TRAMA
Bestie
di
Joyce Carol Oates 

Ripresa da internet e dalla 4° di copertina:
Gillian Brauer, studentessa di talento del Catamount College nel pieno degli anni Settanta, si impegna a fondo nel suo corso di poesia con il professor Andre Harrow, carismatico e anticonformista. Gillian si è innamorata di Andre, della sua sensibilità estetica, del suo stile di vita bohémien, del suo cottage isolato. Ma anche dell'atteggiamento ribelle della moglie di Harrow, Dorcas, maestosa e intrigante scultrice capace di scandalizzare. Oates firma questa fiaba dark in cui la vita luminosa di un campus universitario sfocia in un incubo torbido e morboso.

Genere: Black, Romanzo, Letteratura Straniera, Letteratura Erotica
I Pubblicazione: 2001
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CENNI SULLA VITA di:
Joyce Carol Oates 

Ripresa da internet e dalla 4° di copertina:
Tra le figure più rilevanti della narrativa americana contemporanea - è stata indicata, tra l'altro, come una dei favoriti per l'assegnazione al Premio Nobel della Letteratura -, è anche una delle più prolifiche.  Nata nello stato di New York nel 1938, è da anni residente a Princeton, presso la cui università ha insegnato scrittura creativa dal 1977 al 2014. Fa parte della prestigiosa American Academy of Arts and Letters. Nella sua opera narrativa esplora le residue potenzialità del realismo sociale e del genere «neogotico». 
Dal Giardino delle delizie (A garden of earthly delights, 1966), nel quale mappa di un eden sfigurato dalla violenza, a Quelli (1969), che proietta vite ed esperienze femminili sul fondale apocalittico della Detroit dei conflitti razziali, a Bellefleur (1980), saga di una famiglia potente e maledetta, la Oates ha delineato i temi di una produzione vasta ed eclettica, che sperimenta generi e stili e mette impietosamente in luce, tra l'altro, l'ipocrisia e la violenza della vita borghese, l'oppressione delle famiglie, la grettezza delle piccole comunità, l'oppressione e la mercificazione delle donne. Tra le sue opere, i romanzi Marya (Marya: a life, 1986), Acqua nera (Black water, 1992), Zombie (1995), Una famiglia americana (We were the Mulwaneys, 1996), racconti (Storie americane, Where are you going, where have you been? Selected stories, 1993, dal quale è stato tratto il film, La prima volta, nel 1985, ) e saggi (Sulla boxe, On boxing, 1987). Con lo pseudonimo di Rosamond Smith si è dedicata alla suspense pubblicando Nemesi ("Nemesis", 1990) e Occhi di serpente ("Snake eyes", 1992). 
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Non ha tralasciato nemmeno gli eventi biografici: La figlia dello straniero, suo romanzo del 2007, prende spunto dalle vicende del nonno, mentre dopo la morte del marito ha scritto il memoir Storia di una vedova(Bompiani 2013).   Nei romanzi più recenti ha soprattutto indagato l’evoluzione delle dinamiche familiari che portano a inattese esplosioni di violenza (La ballata di John Reddy Heart, "Broke heart blues", 1999; Blonde, 2000, su Marilyn Monroe; Un giorno ti porterò laggiù, "I’ll take you there", 2002; La madre che mi manca, "Missing mom", 2005; La figlia dello straniero, "The gravedigger’s daughter", 2007). Per gli adolescenti ha scritto Bruttona & la lingua lunga (Big mouth and ugly girl, 2002) e Occhi di tempesta (Freaky green eyes, 2003), spietati e taglienti. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Bompiani, Mondadori e il Saggiatore, alcuni dei quali sono: Sorella, mio unico amore (Mondadori 2009), Una brava ragazza (Bompiani, 2010), Uccellino del paradiso(Mondadori, 2011), Doppio nodo (Bompiani, 2011), La ragazza tatuata (Mondadori, 2012), Storia di una vedova (Bompiani, 2012), Acqua nera (Il Saggiatore, 2012), Mudwoman (Mondadori, 2013), Scomparsa (2016) e la quadrilogia dell'Epopea americana. Pubblicata da Il Saggiatore nel 2017 si compone di: Il giardino delle delizieI ricchiLoroIl paese delle meraviglie; in essa la scrittrice ripercorre la storia recente degli USA e opera una definitiva trasfigurazione del sogno americano in un'incubo senza fine.  Ha vinto, tra gli altri, il National Book Award, il Pen Faulkner Award e il Prix Femina Étranger.




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lunedì 2 settembre 2019

MAURIZIO MAGGIANI – LA REGINA DISADORNA

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           LA REGINA DISADORNA

Recensione – Opinione


Mugnano di Napoli
02  Settembre 2019

Questo romanzo mi fu regalato, ma lo scelsi io insieme ad altri 3 testi;
fu ordinato il 26 dicembre 1999 e mi arrivò il 05 gennaio 2000, pagato ancora in lire, cara vecchia lira; oggi lo rileggo con piacere, anche perché non ricordavo più nulla lo confesso.
Bando ai ricordi e passiamo alla mia Recensione - Opinione 
Le descrizioni nel libro sono la prima cosa che mi hanno colpito, forse più della storia stessa.  Questo perché le descrizioni sono precise ed attente, saltano agli occhi.
Nella prima parte del romanzo sono descrizioni di scene, persone, animali, merci, perché è ambientato nel porto di Genova quindi un fermento di umanità. 
Pagina  13: <<Questa era la bellezza. Ed era eleganza il camminare leggero e un po’ a traverso. Come se da bambino gli avessero fatto fare i primi passi insegnandogli nel contempo a farsi portare dal sentimento dei venti. Non è che per la strada vagasse, e men che meno su una passerella o su uno scalandrone, ma dava all’andatura un singolare movimento sinusoide, appena percettibile a onor del vero, somigliante a quello di un veliero che risale i venti muovendosi lungo la sua rotta con poca fatica e molta grazia.>>.
Nella seconda parte si passa dal porto genovese all’ Oceania, un tuffo in un’altra realtà, con usi e costumi differenti, soprattutto per un inizio ‘900.
L’intreccio e le vicende sono decisamente affascinanti, come i luoghi descritti, l’ incontro con una cultura diversa è come un ponte tra due civiltà (p.s. è un anno e un mese circa che è crollato il ponte Morandi a Genova, non posso non pensarci ) che si uniscono ma con non proprie piccole forzature e difficoltà.
A volte, l’ autore, tende a essere prolisso, in particolare verso la fine, ma il racconto resta efficace.
Pagina 286:<<I due uomini si volsero a osservarli mentre si avventuravano contro la luce del tramonto, e così si accorsero che la radura si perdeva nel mare, in una spiaggia di corallo rosato e in una baia di bassi fondali stretta tra due pareti di roccia. La baia era disseminata di scogli affioranti qua e là come dalla bocca sdentata di un vecchio leone marino, e i riflessi del sole basso all’orizzonte davano ai frammenti di corallo e alle conchiglie adagiate sul fondo lo splendore di un forziere di rubini e smeraldi riverso nell’ acqua.>>.
E’ un romanzo a tratti avventuroso a tratti triste, in vari punti travolgente e riesce a lasciare il lettore sempre molto coinvolto, fino alla fine.
Lo consiglio.

L.Ch.

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TRAMA
LA REGINA DISADORNA
di

Ripresa da internet e dalla 4° di copertina:
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Il romanzo è una grande favola storica che ha per sfondo lo scenario operaio del porto di Genova e quello primitivo di un isola del Pacifico. Giacomo è uno stranito sacerdote, inviato come missionario nel Pacifico. 
A Moku Iti, sotto il suo nero vulcano, Giacomo impara la febbrile indolenza di un popolo che lui lo sa bene - non ha bisogno della sua religione. 
La figlia di re John, Lucy, gli cresce accanto, bella, forte, avviata ad un destino di regina bambina. Giacomo e Lucy si dicono, muti, le parole indecifrabili che fanno da ponte fra due civiltà, fra due storie, fra due mondi, l'uno e l'altro minacciati dalla fine, ma entrambi depositari di un'ultima ricchezza, di un'ultima folgorante, disadorna verità.

Con La regina disadorna (1998) ha vinto il Premio Alassio e nel 1999  il Premio Stresa di narrativa e il Premio Letterario Chianti






CENNI SULLA VITA di:

Ripresa da internet (wikipedia e dalla 4° di copertina:

Maurizio Maggiani è uno scrittore e giornalista italiano.
Nascita1 ottobre 1951, Castelnuovo Magra
PremiPremio StregaPremio Campiello – Selezione Giuria dei LetteratiPremio Campiello
CandidatureCampiello Europa

Nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni (è stato anche impiegato e venditore di pompe idrauliche) è approdato alla letteratura.
Politicamente è stato vicino agli anarchici fino agli anni 2000, nonostante apprezzi anche il mazzinianesimo, le idee di Carlo Pisacane e il garibaldinismo del Risorgimento italiano.
Nel 1987 ha vinto il Premio "Inedito - L'Espresso" con il racconto Prontuario per la donna senza cuore.
Con Il coraggio del pettirosso (1995) ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Campiello
con La regina disadorna (1998) ha vinto il Premio Alassio e nel 1999 il Premio Stresa di narrativa e il Premio Letterario Chianti.
Nel 2005 ha vinto, con il romanzo Il viaggiatore notturno, il Premio Ernest Hemingway, il Premio Parco della Maiella e il Premio Strega.  
Dal Coraggio del pettirosso (citazione del verso un pettirosso da combattimento da La domenica delle salme di Fabrizio De André che ispirò anche l'omonimo album di Loredana Bertè), ha preso spunto lo scultore Alfonso Gialdini, per la scultura dedicata a Carlo Giuliani.
Come giornalista e commentatore cura rubriche all'interno del quotidiano genovese Il Secolo XIX, su Il Fatto del Lunedì e scrive per La Stampa. Ultimamente ha anche iniziato una collaborazione settimanale con Il Sole 24 Ore. Per la casa editrice Feltrinelli pubblica dei podcast sotto il titolo Il viaggiatore zoppo.
Nel 2008 ha pubblicato il CD Storia della meraviglia, con Gian Piero Alloisio, tratto dallo spettacolo teatrale rappresentato dai due nella stagione precedente.
Nel 2010 apre il suo archivio personale ai lettori rendendo disponibili sul suo sito, con una licenza copyleft, i suoi primi racconti, pubblicati in edizioni ormai introvabili, e dei cui diritti è tornato in possesso esclusivo, nonché gli inediti, insieme agli articoli scritti in tanti anni di collaborazioni con vari giornali.
Nel 2011 firma la prefazione a La messa non è finita - processo per "smisurato" amore a don Alessandro Santoro di Saverio Tommasi.
Due suoi brani sono stati inseriti, tradotti nella lingua internazionale Esperanto, nel volume di Carlo Minnaja “Eugenio Montale kaj aliaj liguriaj aŭtoroj” (Eugenio Montale e altri autori liguri) (ed. EVA, Venafro 2013. I due brani (tradotti da Michela Lipari) sono:
“2000” (pag. 192);
“La haveno de Ĝenovo” (Il porto di Genova) (pagg. 193-195).
Alcuni brani tratti da Mi sono perso a Genova. Una guida (2007) figurano nell'etnografia di Emanuela Guano Creative Urbanity: An Italian Middle Class in the Shade of Revitalization (University of Pennsylvania Press, 2017).


dott.ssa Luigia Chianese
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