martedì 24 maggio 2022

Yoshida Shūichi - Appartamento 401

Yoshida Shūichi
Appartamento 401
 
Mugnano di Napoli (Na) - 15 maggio 2022
 
Ho impiegato un po' più del dovuto per leggere questo racconto di Yoshida Shūichi ed è un libricino di appena 230 pagine glossario dei termini giapponesi compreso. Il glossario è stato utile ed è stato chiaro e piacevole, almeno quello. Il libro non l’ho trovato, invece, nell’insieme, un buon testo, non mi ha entusiasmato, anche se, sul retro della copertina, viene riportato che ha vinto il premio Yamamoto Shūgoro nel 2002 ed è stato portato al cinema dal regista Isao Yurisada nel 2009, aggiudicandosi, tra l’altro, il premio Fipresci alla sessantesima edizione del Festival di Berlino. Le premesse, in libreria, sembravano buone ma nella realtà è stato un tantino tedioso.
Lo scopo del libro, a quanto pare, è mettere in luce come poco si conoscono le persone con cui si condivide la casa, la quotidianità, l’intimità e come sia diversa l’immagine di ciò che si vuole dare di sé rispetto a ciò che si è veramente o si prova effettivamente, il tutto nel confronto con la realtà esterna alla casa, in questo caso dell’appartamento 401, che i cinque protagonisti della storia condividono illegalmente, realtà sia lavorativa e sociale che li circonda.
L’intento del testo sembra ottimo ma il modo in cui è stato sviluppato dall’autore, Yoshida Shūichi, secondo me, è stato troppo sfuggente, e soprattutto, alcuni vissuti narrati dai cinque protagonisti, Ryōsuke, Kotomi, Mirai, Naoki e Satoru, più che mostrare il loro io reale ed anche apparente, sono sembrati viaggi mentali slegati dall’insieme. Si sarebbe potuto continuare all’infinito per dirla tutta. 
Il Crime, inoltre, appare solo nella parte finale, come un fulmine a ciel sereno, nel caso del libro durante un temporale, un finale, striminzito al massimo e con poche motivazioni. È stata una conclusione assurda ma in linea con l’intera storia; però, vi assicuro che, non è stato un finale gradevole. 
È un libro deludente; forse sono stata io che non ho saputo apprezzarlo oppure ho aspettative più alte rispetto al genere della narrativa psicologica di cui il testo fa parte. L.Ch.

Il mio voto, da 1 a 5, nella mia scala gradimento libri, si limita ad un 2.📕📙🕮🕮🕮

TRAMA
Appartamento 401
Yoshida Shuichi
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Ryōsuke, Kotomi, Mirai, Naoki condividono illegalmente un appartamento a Tōkyō, nel quartiere di Setagaya. La vita scorre tranquilla, senza incidenti né particolari conflitti, come le auto che si inseguono sulla tangenziale e non si scontrano mai. Ma fuori dall’appartamento 401 i quattro giovani si confrontano con le difficoltà del vivere, del comprendere se stessi e individuare il proprio posto nel mondo. Quando un quinto ragazzo, lo sconosciuto Satoru, compare sul divano di casa e inizia a vivere con loro, nel quartiere cominciano a verificarsi strane aggressioni a giovani donne. Nella forzata intimità inizia a nascere la sensazione che gli abitanti dell’appartamento 401 non mostrino mai davvero la loro natura. Persistente, si fa strada nel lettore il sospetto che uno dei ragazzi sia coinvolto nelle violenze. E inquietante emerge la domanda: conosciamo mai davvero le persone con cui viviamo?
 
Editore: Feltrinelli (18 marzo 2021)
Lingua: Italiano
Traduttore: Gala Maria Follaco
Copertina flessibile: 240 pagine
ISBN-10: ‎ 8807894270 - ISBN-13: ‎ 978-8807894275 - Dimensioni: ‎ 13 x 1.52 x 19.99 cm
 
CENNI SULLA VITA di:
Yoshida Shuichi
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Yoshida Shūichi è nato a Nagasaki nel 1968 e ha studiato Economia alla Hosei University di Tōkyō. Ha vinto il premio Bungakakai per il primo romanzo nel 1997 e il premio Akutagawa nel 2002 con Park Life. Con L’uomo che voleva uccidermi (Feltrinelli 2017) si è aggiudicato i premi Osaragi Jiro e Mainichi Publishing Culture Award, inoltre il romanzo è stato adattato al grande schermo nel 2010 da Lee Sang-il. Appartamento 401 (Feltrinelli, 2019) gli è valso il premio Yamamoto Shūgoro nel 2002 - vinto in passato tra gli altri, da Banana Yoshimoto nel 1989 con Tsugumi - ed è stato portato al cinema dal regista Isao Yukisada nel 2009, aggiudicandosi il Premio Fipresci alla sessantesima edizione del Festival di Berlino.

 
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