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domenica 16 gennaio 2022

Robert Traver - (Pseudonimo di John D. Voelker) - Anatomia di un Omicidio

Robert Traver
(Pseudonimo di John D. Voelker)
Anatomia di un Omicidio
 
Recensione - Opinione di
 Mugnano di Napoli (Na) – 13.12.2021
 
Impressionante e disarmante questo libro. Anatomia di un Omicidio è un Thriller Legale, del 1958, di eccelso livello; ma è di certo più famosa la sua trasposizione cinematografica: - Anatomy of a Murder  - di Otto Preminger. (Con l’interpretazione di Jemes Stwart, nella parte dell’avvocato Paul Biegler, Arthur O'Connell, nella parte di Parnell, George C. Scott nel ruolo del procuratore, Ben Gazzara nella parte del Ten.Frederick Manion, Lee Remick nella parte di Laura Manion ed infine Joseph Welch nel ruolo del - Giudice - Presidente della Corte.).
Nel libro, però, abbiamo qualcosa di più intenso, in particolare abbiamo una circostanza, un tantino sottovalutata nel celebre omonimo film, un momento fondamentale per il testo, ovvero quando la difesa riesce a far invalidare la diagnosi dello psichiatra dell'accusa, avvenuta senza un esame diretto dell'imputato.
Ad onore del vero devo ricordare che il libro di Robert Traver (Pseudonimo del Giudice della Corte Suprema John D. Voelker) è autobiografico e ricalca un caso giudiziario nel 1952.
Nel racconto, durante una battuta di pesca, (La pesca era la grande passione dell’autore) un giovane avvocato quarantenne, Paul Biegler, (Alias Robert Traver, alias John D. Voelker), un po' deluso dalla sua carriera, è chiamato, più precisamente è disturbato, su sollecito del suo miglior amico, un ex giudice mezzo alcolizzato, a difendere, in un processo, il Tenente Frederick Manion, (Nella vita reale era il Militare Coleman Peterson) accusato di omicidio di primo grado.
L’avvocato riesce a far affermare il principio di  - Non punibilità per chi commette un crimine in preda a un "Impulso Irresistibile", tale da generare uno stato di temporanea infermità mentale – Vagamente simile al vecchio ed italianissimo Delitto d’Onore, perché l’omicidio è stato commesso per vendicare una donna e il proprio onore. Il come l’avvocato Paul Biegler (Alias Robert Traver, alias John D. Voelker) ci riesce, per me, è più interessante del risultato stesso da un punto di vista psico-letterario-giuridico, ma empaticamente, moralmente ed eticamente è una faccenda che riguarda il singolo lettore.  
Il testo, infatti, è stracolmo di dialoghi, e sono quasi tutti ricchi di suspense, ed è abbastanza pieno di aneddoti giudiziari americani che vengono ben compensati dalle - Note sui Termini Giudiziari - che l’autore fa premurosamente trovare a fine libro. Il tutto risulta facile da comprendere, un linguaggio pulito e fresco, con una stesura limpida e chiara sia dei luoghi che della vicenda in sé e soprattutto della personalità di tutti i protagonisti, ottima anche la sintetica ma incisiva - Introduzione -  alla lettura da parte dell’autore Robert Traver, (Pseudonimo di John D. Voelker).
Tutta la storia si svolge nella cittadina di Marquette, per essere precisi nella Penisola Superiore del Michigan; (P.S. per tutti); qui, un venerdì sera, il Tenente Frederick Manion, pluridecorato reduce dalla guerra di Corea e non solo, uccide o come scrive l’autore “sforacchia”, davanti a molti testimoni, con cinque colpi di una Luger calibro trentotto, Barney Quill, direttore dell’albergo e del bar, perché, quest’ultimo, aveva abusato di Laura Manion, moglie del suddetto Tenente. Lei, descritta, principalmente dall’accusa,  come lasciva e provocatoria, aveva accettato, di mal voglia, secondo la difesa, un passaggio in auto da Barney Quill ed era stata, usando le parole che l’autore mette in bocca al se stesso del racconto: aggredita, tormentata e violentata proprio da quest’ultimo. Il Tenente, saputo ciò, agisce d’istinto - Agisce d’Impulso Irresistibile -  e nel bar, trovandosi dinnanzi al reo violentatore, lo sforacchia”. Dopo averlo ammazzato, il Tenente Frederick Manion, se ne ritorna nella sua roulotte, dove vive con la moglie Laura, chiedendo, con molta calma, al custode del campeggio, di chiamare lo sceriffo per farlo arrestare. Da questo punto inizia la presa in carico dell’imputato da parte dell’ avvocato Paul Biegler, ed inizia il processo.
La bellezza di questo lavoro giuridico-psico-letterario, di ben 524 pagine fitte, sta nei dibattiti processuali, nei rimpalli tra accusa e difesa e soprattutto nella requisitoria finale dell’avvocato della difesa, Paul Biegler, (Alias Robert Traver, alias John D. Voelker) che è un capolavoro giuridico-emozionale che lascia il lettore senza fiato. Anatomia di un Omicidio è veramente un’anatomia perché sviscera, analizza, seziona, ispeziona, indaga e approfondisce, fino all’estremo, ogni singola azione compiuta, ogni sfaccettatura psicologia dei personaggi e ogni emozione vissuta ma, soprattutto, fa breccia dentro una forma mentis un po' chiusa; quella dell’America Puritana del 1958. È un lungo ed appassionante racconto che rapisce per potenza e introspezione. L.Ch.
Il mio voto in una scala-libri da 1 a 5 è un grande 4. 📚📚📚📚📖
 
TRAMA
Anatomia di un Omicidio
di Robert Traver
Pseudonimo di John D. Voelker
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Anatomia di un omicidio (Anatomy of a Murder) è un romanzo del 1958. È un bestseller che ha venduto oltre 4 milioni di copie e fu tradotto in più di dodici lingue, da cui un anno dopo fu tratto l’omonimo film.
Nella cittadina di Marquette, nella Penisola superiore del Michigan, Paul Biegler, un avvocato che vive la delusione per la perdita del posto di pubblico accusatore impegnandosi solo in piccole cause e dedicando buona parte del tempo alla pesca, viene incaricato della difesa in un processo per omicidio. La moglie dell'imputato, donna dall'atteggiamento disinibito, afferma di essere stata violentata dal gestore di un bar dal quale aveva accettato un passaggio in auto. Suo marito, il tenente Frederick Manion, decorato reduce dalla guerra di Corea, appreso l'accaduto e constatati gli evidenti segni delle percosse, la notte stessa si è recato presso il bar del violentatore e ha sparato all'uomo uccidendolo davanti alla clientela; poi è tornato tranquillamente alla roulotte dove la coppia vive dicendo al custode del campeggio di chiamare lo sceriffo per arrestarlo. L'avvocato è spinto ad accettare la causa dal suo migliore amico, ex giudice alcolizzato, e anche per spirito di rivincita dopo le disavventure professionali, ritenendo che l'unica strategia di difesa possibile debba riguardare le condizioni mentali dell'accusato al momento del delitto. Viene aiutato nella preparazione del processo dalla fedele segretaria e dall'amico giurista, che trova un'occasione per redimersi dall'alcolismo, mentre la pubblica accusa locale viene coadiuvata da un pubblico ministero giunto appositamente dalla città. Il contenuto è autobiografico, rifacendosi a un caso giudiziario al quale nel 1952 l'autore partecipò come avvocato difensore e in cui venne riaffermato il principio della non punibilità di chi commette un crimine in preda a un "Impulso Irresistibile", tale da determinare uno stato di temporanea infermità mentale.  
 

Film: 
Anatomy of a Murder  - di Otto Preminger. 
(Con l’interpretazione di Jemes Stwart, nella parte dell’avvocato Paul Biegler, 
Arthur O'Connell, nella parte di Parnell, 
George C. Scott nel ruolo del procuratore, 
Ben Gazzara nella parte del Ten.Frederick Manion
Lee Remick nella parte di Laura Manion ed infine Joseph Welch nel ruolo del - Giudice - Presidente della Corte.).

Nella Foto: 
A sx: Otto Preminger
A Dx : Robert Traver  
(Pseudonimo di John D. Voelker)

Edizioni Italiane: Garzanti 1959 A.Vallardi 1984
Autore: Robert Traver (pseudonimo di John D. Voelker)
Traduzione di Carlo Rossi Fantonetti
 

CENNI SULLA VITA di:
Robert Traver
Pseudonimo di John D. Voelker
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Robert Traver è lo pseudonimo di John D. Voelker, un alto magistrato americano autore di vari romanzi di argomento giudiziario. Nato il 29 giugno 1903, Ishpeming, Michigan, Stati Uniti ed è Morto il 18 marzo 1991, Marquette, Michigan, sempre negli Stati Uniti. Ha Studiato presso Università del Michigan, University of Michigan Law School. E fu candidato al National Book Award per la narrativa. Svolse l'attività di pubblico accusatore, avvocato e successivamente giudice della corte suprema dello stato del Michigan. In qualità di legale nel 1952 difese con successo dall'accusa di omicidio il militare Coleman Peterson, ritenuto dalla giuria non colpevole in quanto, come sostenuto da Voelker, vittima di un "impulso irresistibile", motivato dal fatto che la vittima aveva stuprato la moglie. Dalle vicende autobiografiche del processo lo scrittore-uomo di legge ricavò lo spunto del romanzo bestseller che gli dette la notorietà: Anatomia di un omicidio, pubblicato nel 1958, che vendette 4 milioni di copie e da cui un anno dopo fu tratto l'omonimo film di Otto Preminger. Deve la sua notorietà a questo libro. Nel 1959 lasciò l'attività di giudice per dedicarsi a tempo pieno a quella di scrittore e alla pesca, sua grande passione che "trasmise" al protagonista del suo romanzo più famoso.
 



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martedì 7 dicembre 2021

Lisa Jewell - La Famiglia del Piano di Sopra

Lisa Jewell 
 
Recensione - Opinione di
 
Mugnano di Napoli (Na) – 02-12-2021
 
Libro originale ma non troppo, già il titolo –La Famiglia del Piano di Sopra– stona, in quanto ti aspetti una situazione da “condominio” invece è una sola grande casa di tre piani con giardino e sottotetto. Il testo, però, ha una giusta e moderata tensione, è scorrevole ed è colmo, fin troppo, di atmosfere oscure e cupe tipiche di un noir. Le dinamiche narrate, per quanto un tantino sopra le righe, ovattano il lettore nel racconto, infatti lo definirei mediamente coinvolgente; si lascia finire con facilità. È semplice comprendere il chi, cosa ed il perché del tutto, non ci sono grandi momenti di tensione o suspense è una lettura che io definisco “Lettura Osservata” ovvero si sa già tutto, e si legge, quasi come si stesse osservando da una finestra, solo per capire più a fondo le varie dinamiche tra i molteplici personaggi. Non è una storia spiacevole ma neanche di alto livello.
I personaggi e le ambientazioni sono abbastanza realistici, da notare i salti temporali: a qualcuno potrebbero sembrare forzati, sono posti tra un capitolo e l’altro, ma concentrandosi con attenzione ci si rende conto che sono solo queste digressioni temporali a generare vivacità nella narrazione e concedere un po' di mordente al thriller psicologico. Confesso che a un certo punto ho disegnato uno “specchietto di albero genealogico” per confermare i miei sospetti, che alla fine si sono palesati tutti. Il personaggio più inquietante ed enigmatico è stato Henry Lamb, figlio di Martina e Henry Lamb, ed intorno alla metà del libro, (prima di pagina 100) già s’intuisce come potrebbe essere andata veramente, grazie a piccole frasi, considerazioni e racconti che scorrono lente come un battello sul Tamigi. La storia ha un quieto lieto fine, ma è troppo riduttivo per i miei gusti, perché, essendo tutti i personaggi rimasti in vita, legati tra loro, da traumi e genetica, si è cercato, troppo sbrigativamente, di dare una soluzione stabile a tutti, come un grande compromesso, ma al ribasso a livello di suspense penalizzando il thriller. Ribadisco che, per me, non è un testo spiacevole ma niente di altamente entusiasmante! L.Ch.
Il mio voto, d’incoraggiamento alla lettura, è un generoso 3 su una scala da 1 a 5 libri. 📚📚📙🕮🕮
 
TRAMA
La Famiglia del Piano di Sopra 
di Lisa Jewell
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Cheyne Walk è una delle strade più eleganti di Chelsea, il quartiere in cui vive la buona società londinese. I suoi appartamenti, tuttavia, non sono soltanto la quinta di una vita ricca e spensierata, ma costituiscono a volte anche il teatro di raccapriccianti ritrovamenti. Come quello che si spalancò davanti agli occhi degli agenti di polizia accorsi al numero 16 di Cheyne Walk, dopo una telefonata anonima che segnalava un possibile triplice suicidio. Sul pavimento della cucina giacevano i corpi dei coniugi Martina e Henry Lamb e di un terzo uomo non identificato. In una camera al primo piano, c’era una bambina di circa dieci mesi in buone condizioni di salute, con una zampa di coniglio sotto la copertina della culla. Stando alle dichiarazioni dei vicini, da alcuni anni in quella casa abitavano molti bambini e diversi adulti, tutti misteriosamente svaniti nel nulla, compresi i due figli maggiori dei Lamb. Una vicenda di cronaca nera irrimediabilmente consegnata al passato per Scotland Yard, una ferita tragicamente riaperta per Libby, ovvero Serenity Lamb, la bambina che venticinque anni prima era stata adottata dai signori Jones, diventando Libby Jones. La giovane donna ha ereditato la casa di Cheyne Walk e, con lei, il suo spaventoso passato, un passato fatto di indagini senza sbocco, tracce di sangue e DNA sconosciuti, messaggi e strane scritte sui muri, pannelli segreti e un orto di piante officinali, alcune delle quali erano state usate per il palese suicidio collettivo dei suoi genitori. Cos’è accaduto davvero tra quelle mura? Che fine hanno fatto gli altri abitanti della casa di Chelsea? E, soprattutto, in che modo quei drammatici eventi hanno a che fare con gli strani rumori che Libby sente provenire dal piano di sopra, benché sia certa di essere sola in quella strana e tetra dimora?
 



CENNI SULLA VITA di:
Lisa Jewell
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Lisa Jewell è nata e cresciuta nel nord di Londra, dove vive ancora con il marito e le due figlie. Il suo primo libro, Ralph’s Party, è stato il romanzo d’esordio più venduto del 1999. Ha scritto numerosi altri romanzi che sono entrati nella classifica dei bestseller del Sunday Times. Con Neri Pozza ha pubblicato Io ti ho trovato (2017), Ellie all’improvviso (2018) e Qualcuno ti guarda (2020).
 
NOTE:
«Pochi scrittori di suspense escogitano trame così piene di trappole; meno ancora sono quelli capaci di creare personaggi tanto umani e complessi. La famiglia del piano di sopra brilla come una lama e taglia ancora più a fondo». - A. J. Finn

«Ricco, oscuro rompicapo, questo avvincente thriller mescola la saga familiare con il noir domestico con effetti da brivido». - Ruth Ware

Editore Inglese: Arrow Books
Prima Pubblicazione in Inghilterra: 2019
Editore ‏per l’Italia: ‎ Neri Pozza
Prima Pubblicazione Italia: 22 luglio 2021
Traduzione Italiana: Annamaria Biavasco e Valentina Guani
Copertina flessibile ‏: ‎ 336 pagine
Dimensioni ‏: ‎ 21.6 x 2.7 x 14.3 cm
 
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martedì 30 novembre 2021

Romy Hausmann – La Mamma si è Addormentata

Romy Hausmann 
La Mamma si è 
Addormentata
 
Recensione – Opinione di
 
Mugnano di Napoli - 22.11.2021
 
Quando ho visto la copertina e il nome dell’autrice, Romy Hausmann, la mia mente e volata all’ultimo libro che ho letto scritto da questa autrice - La mia Prediletta - (Giunti 2020) che è stato il suo romanzo d’esordio, ed essendo stata una piacevolissima scoperta e lettura, letta la trama di – La Mamma si è Addormentata – ho deciso di prenderlo con la speranza di rivivere la medesima emozione. Speranza delusa! Lo so è un commento lapidario ma è un commento sincero.
La scrittura è fluida e chiara, come nel primo romanzo, ma il racconto, soprattutto all’inizio, ed intendo almeno per 100/130 pagine, annoia tantissimo. Nella parte centrale si riprende alla grande, pieno di ritmo e suspense, ma si affloscia subito, e ci si ritrova con un finale scontato e banale.
A prima lettura potrebbe sembrare che il personaggio principale sia Nadja Kaluka, ragazzina Polacca, con tanta sfortuna e tanti, tantissimi problemi; dal mio punto di vista, però, i protagonisti sono tutti i soggetti coinvolti, perché, al di là della vicenda narrata, che secondo me non è ne piacevole e neanche avvincente, l’unica cosa bella del testo è il viaggio che si compie in tutte le personalità disturbate che ci sono. Spoilero che in questo romanzo gli innocenti di omicidio vanno in galera e degli assassini, gli omicidi, uno resta fuori e l’altro si suicida.
Molti personaggi del libro, dall’avvocato Berlinese Gero van Hoven a Marta, la madre di Nadja, a Hannes Liewert, povera vittima, a molti altri, non sono stati capaci di elaborare i traumi, piccoli o grandi del loro passato. Nessuno! È il loro passato, infatti, così forte, così vivo, nel loro presente, che determina la loro vita attuale e futura, le loro azioni quotidiane, le loro scelte o meglio decisioni a volte espiatorie. Tutti, in un modo o nell’altro, si puniscono da soli; Questa è una costante nel testo, l’autopunizione!  
Da Marta, madre, operaia, prostituta, ballerina mancata, perseguitata dal suo passato, dai sogni non realizzati per colpa della nascita della figlia, sarà la causa prima delle sofferenze di Nadja e del suo amatissimo fratellastro Janek, mettendo in moto un meccanismo a catena di sofferenze prolungate in un ventennio.
Da pagina 128:
<< Probabilmente è molto difficile amare qualcuno 
quando odi te stesso.
Le persone ferite feriscono le altre persone. 
Possiamo forse biasimarle per questo?>>.
A Nadja che non fa mai un passo avanti, nonostante anni e anni di analisi, pagate da terzi, sempre piena di paure, panico e angosce che però spariscono, per un attimo, o almeno il tempo necessario, solo quando sta per essere uccisa; arrivati a quel punto, però, si potrebbe parlare d’istinto di sopravvivenza non di un passo verso la guarigione. Che si fa? Trauma scaccia trauma? Violenza per violenza? Questo sembra uscire dal racconto.
Nel libro vi è una frase, durante l’addio dell’avvocatessa Tabea  Lenggries a Gero van Hoven, che può valere per tutti i personaggi della storia, dai più ricchi, realizzati e fortunati, come la segretaria, allegra e estroversa segretaria-moglie-madre-assassina Laura Brehme e il masochista avvocato Polacco-Tedesco Ludwig Abramczyk, ai più poveri e disgraziati come Marta e Nadja.
Da pagina 135:
<< Automaticamente si sentì solo,
una sensazione che aveva mal sopportato fin dall’asilo,
perché la solitudine rendeva attaccabili. E deboli.>>.
Si arriva al personaggio più assurdo: l’avvocato Gero van Hoven, che paga un crimine non suo per mantenere una promessa alla sua amata Laura Brehme e soprattutto a sua figlia Vivi; una promessa che a lui fu fatta da ragazzino, dalla sua famiglia, e che non fu mai rispettata. Ed al culmine del masochismo, il grande e controllato avvocato Gero van Hoven, dopo averne combinate di cotte e di crude, si auto punisce, autoaccusandosi di omicidio e anche non denunciando il suo aggressore in carcere, Paul Heger, per espiare il suo essersi elevato a giudice proprio con quest’ultimo. Tutto questo solo per essere amato!
Da pagina 149:
<<L’amore, questa creatura impetuosa e imprevedibile,
non faceva domande, ma arrivava barcollando 
su sentieri inaspettati, per poi cadere 
come un ubriaco e rimanere lì disteso.>>.
Ed alla fine abbiamo il patetico, vigliacco e brufoloso Hannes Liewert, una comparsa che prima commette un omicidio d’impeto, poi si pente, poi confessa e alla fine s’ammazza. Tutto per la sua amata Nelly Elisabeth Schutt, ovvero l’amante di Paul Heger.
Tutti i personaggi, praticamente, se la cantano e se la suonano, come si usa dire.
L’unico che riesce veramente ad affrontare la vita e a fare qualcosa di buono è il vecchio avvocato Ludwig Abramczyk che ha successo nel lavoro e cresce come essere umano aiutando gli altri e  cercando di capire le loro sofferenze e difficoltà.
In sintesi, questo racconto, è un viaggio tra persone all’apparenza normali ma che si portano dentro traumi non gestiti a dovere e alla fine viene da chiedersi: - si devono gestire sul serio i traumi o bisogna lasciarli lì e far scorrere l’esistenza così come è perché la vita perfetta non sembra esistere? – Ai posteri e alla psicanalisi l’ardua sentenza.
Le uniche note originali, forse, sono la circa 13 lettere, su 32, scritte da Nadja; più i suoi tre/quattro “tentativi” di lettere: 0, 20,21,23, e le sue 01,02,03 lettere finalmente riuscite.
Il mio voto in libri e di due e mezzo su cinque.  📚📚📖🕮🕮    
 
TRAMA
La Mamma si è Addormentata  
di Romy Hausmann
Ripresa da internet e/o  dalla 4° di copertina:
Era solo una ragazzina di quindici anni quando è stata condannata per un crimine atroce, di cui si è sempre dichiarata innocente. Adesso Nadja è una donna adulta e ha ormai scontato la sua pena. Non chiede altro che una vita normale, e quel lavoro anonimo come assistente in uno studio di avvocati sembra l'unico modo per tenere a bada gli incubi e il panico che la assale all'improvviso. Un'esistenza grigia e ripetitiva che però la fa sentire protetta. Ma un giorno, inaspettatamente, la morte rientra di nuovo nella sua vita. Laura, la moglie del suo capo, l'unica persona che le abbia mai dimostrato amicizia, ha commesso un tragico errore, un errore che è finito nel sangue. Adesso potrebbe perdere tutto: suo marito, sua figlia, le sue sicurezze. Nadja sa bene che cosa significhi. Ma sa anche che aiutarla la renderebbe sua complice. Mentre si dirige nei boschi dello Spreewald con un carico inquietante nel bagagliaio della macchina, non può certo immaginare che quel luogo popolato di oscure leggende diventerà teatro di una caccia spietata. Qualcuno sta cercando di trascinarla in un gioco perverso e Nadja capirà ben presto che il suo passato sanguinoso potrebbe fare di lei la vittima perfetta. O l'assassina perfetta.
 
Editore ‏ : ‎ Giunti Editore (3 novembre 2021)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 384 pagine
Traduttrice in Italiano: Alida Daniele
 
CENNI SULLA VITA 
di: Romy Hausmann 
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Romy Hausmann (1981) ha lavorato come caporedattrice di una casa di produzione televisiva a Monaco. Dalla nascita di suo figlio, lavora come libera professionista per la tv. Vive con la sua famiglia in un cottage nei boschi vicino a Stoccarda.  - La Mia Prediletta - (Giunti 2020) è il suo romanzo d’esordio, divenuto rapidamente un grande bestseller internazionale, rimasto per mesi al 1° posto della classifica dello Spiegel e opzionato per un film di prossima uscita. Un successo confermato dal suo secondo thriller -  La Mamma si è Addormentata.- . I libri di Romy Hausmann sono tradotti in 24 Paesi. Il 03 Novembre 2021, con la traduzione di Alida Daniele, esce – La Mamma si è Addormentata -
 


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lunedì 22 novembre 2021

Karen Sander (Sabine Klewe) - La Dama Verde

KAREN SANDER
LA DAMA VERDE

Recensione - Opinione di
 
Mugnano di Napoli (Na) – 14.11.2021
 
Rapidità! Tutto in questo libro si svolge rapidamente, forse troppo, lasciando parecchi personaggi scoperti. Scoperti nella loro struttura, troppo striminzite le loro personalità. Bisogna stare al passo con gli eventi ed i colpi di scena, persino il finale è veloce e non è molto piacevole, alquanto sciocchino, direi. La storia non è granché ed è anche un tantino pasticciata e noiosa, un thriller senza indizi non è soddisfacente, è solo uno scorrere di parole e fatti. I due psicopatici presenti, addirittura due, Stuart e Ben/Aidan sono lasciati quasi ai margini della vicenda, senza delineare molto di loro; ma se, in un thriller psicologico, ci sono ben due psicopatici, di cui uno anche assassino, bisogna dare loro il giusto peso, spazio e motivazione.
Al di là delle suggestive e favolistiche locations descritte, le Highlands scozzesi, la storia s’incentra su tre tipi di donne.
La prima: Amy e/o Rachel Knight, la ragazzina/donna più assurda dal mondo. Plagiata e condizionabile fino all’eccesso; anche se il suo condizionamento è iniziato dai 14 anni in poi e per sua libera scelta. Ingenua e sciocca, crede anche a fate e folletti. Ad un certo punto della sua esistenza decide di liberarsi/scappare, all' inizio senza neanche troppa convinzione, dal mostro psicopatico e assassino con cui convive, solo perché, in un momento di semi libertà, immagiate uno psicopatico maniaco del controllo che lascia la sua preda semi libera, per caso, per strada, durante una passeggiata, incontra una ragazzina, di circa vent'anni, di cui non sa quasi nulla, anzi nulla, vittima di rapimento da parte di un altro psicopatico, ma che riesce, non si sa come, a fuggire e tornare a casa. Amy e/o Rachel decide di fare altrettanto e tornare da mamma dopo alcune assurde peripezie. Di come si sia liberata la prima ragazzina, Madelin, non è dato sapere. Accettiamo i fatti, sono le vittime! Amy e/o Rachel avrà, però, il suo lieto fine perché erediterà tutto, case e soldoni, dal suo ricco mostro torturatore e vivrà felice e contenta con sua madre, il fratello maggiore, ritornato per l’occasione dal Canada, e con le due nipotine gemelle che non sapeva d’avere. (Iniziate pure a ridere.).
La seconda donna in campo è Susan McFarland; ed è terribile. Nell’ordine: Molto giovane s’innamora e si sposa senza troppa convinzione; dopo un po' di anni ha la sua prima figlia, Madelin, ma si rende conto di non essere felice ne di aver avuto una figlia e neppure del matrimonio. Non è felice perché non lavora più come infermiera e non va più con le amiche a bere il tè e non vive da spensierata ventenne; il marito, guarda caso, s’ammala e muore, ma lascia lei e Madelin economicamente al sicuro. La figlia, però, per Susan, è un peso, ma non è un problema, perché poco dopo le rapiscono la figlia di appena 9/10 anni e Susan McFarland cosa fa? Subito si risposa e sceglie, inconsapevolmente, come marito, il rapitore di sua figlia e, con lui, adotta una bimba con problemi, Harper. Non è finita perché, all’improvviso, un bel giorno, dopo 10 anni, la sua prima figlia, Madelin, si ripresenta in casa, senza sapere perché e percome, ma siamo solo all’inizio! Susan, infatti, riesce a perdere, di nuovo, nel giro di 24/48 ore, la figlia Madelin e il secondo marito, in questo caso il rapitore, viene ammazzato nella cucina di Susan, traumatizzando la sua seconda figlia, Harper, che, a quanto pare, assiste alla scena. Ovviamente anche la figlia persa/ritrovata/persa poi muore senza riabbracciare la madre. Alla fine, questa signora, fulcro della sfortuna massima, si fa forza e coraggio, e durante una vacanza con la figliastra Harper, decide di acquistare una vecchia casa dove ricominciare a vivere, ed ecco il suo lieto fine. 
Ad un certo punto ho pensato due cose, tra le lacrime e le risate: primo che uno psicologo servisse più a lei che alle figlie, ma all’autrice non le è passato neppure per la testa; secondo che Susan McFarland è talmente iellata che neanche se pellegrinasse, a piedi o in ginocchio, nel triangolo Fatina-Lourdes-Medjugorje, e restasse immersa per una settimana nelle sacre acque/piscine di Lourdes, riuscirebbe a liberarsi della sua cattiva sorte. Questo è il personaggio più ridicolo di tutti.
La terza e ultima donna, protagonista in campo, è la poliziotta Kate Fincher. Una triste ragazzetta, figlia d’arte, il suo papà era stato un grande poliziotto che lei decide di emulare. Kate è disperatamente innamorata, in segreto ovviamente, del suo affascinante capo, l’ispettore capo McMillan, a lei, peggio di un adolescente alla prima cotta, batte il cuore forte forte ad ogni sguardo del suo bellissimo ispettore capo. È una perfetta imbranata, distratta e incompetente, e sa di esserlo, in quanto se lo dice da sola dopo ogni singolo errore che commette, ma alla fine, alla velocità di - The Flash - , si trasforma in una super poliziotta, meglio di Bruce Willis in Codice Mercury, e risolve il caso, tra folletti e spiritelli verdastri generati dalla fantasia della vittima. E dulcis in fundo, senza se e senza ma, il suo capo, l’ispettore capo McMillan, invece di darle una gran bella strigliata per tutti i disastri e le imprudenze compiute, tra cui mettere a rischio la vita di una vittima, tra l' altro infantile e disturbata, la porta su una panchina, nel parco dell’osservatorio, su una bella collina verdeggiante, e, avvolto in cappotto svolazzante, con lo sguardo al vento e le mani in tasca, le confessa il suo amore. (Si! Iniziate a farvi scendere le lacrime dal ridicolo!).
Questo è stato il momento in cui ho gettato il libro dall’altra parte del letto ed ho deciso che diverrà una zeppa per sotto qualche mobilio. Praticamente un autentico disastro. Un testo bruttissimo come pochi che sconsiglio dal profondo del cuore a tutti gli amanti dei thriller. L.Ch.
Il mio voto in libri da 1 a 5 è un misero 2; solo per lo sforzo d'aver raccontato una storia così arronzata. 📚📚🕮🕮🕮

 

TRAMA
LA DAMA VERDE
di KAREN SANDER
Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Quando una ragazza trasandata, con i capelli biondi e la pelle chiara punteggiata di lentiggini, si presenta sulla porta di Susan McFarland, gli occhi della donna si riempiono di lacrime: possibile che sia proprio Madelin, la sua Madelin, la figlia scomparsa misteriosamente dieci anni prima e che ormai credeva morta? Eppure, dopo tutto quel tempo, la giovane è riuscita per miracolo a sfuggire al suo brutale carceriere e tornare a casa. Ma non sarà l’unica, sconvolgente sorpresa per Susan e la sua famiglia: poche ore dopo, Madelin è di nuovo svanita nel nulla, il marito di Susan giace in una pozza di sangue e la figlia più piccola, Harper, si è chiusa in un armadio ed è talmente scioccata da non riuscire più a parlare. Che cosa è accaduto durante la breve assenza della donna? L’ispettore Tom Pine della polizia di Edimburgo, che dieci anni prima aveva indagato sulla scomparsa di Madelin, accorre sulla scena insieme alla sua partner Kate Fincher, più giovane di lui, ma col fiuto e la tenacia dei detective più esperti. Scattano subito le ricerche per ritrovare la ragazza: le prime segnalazioni indicano che Madelin si sta addentrando nelle Highlands, forse di nuovo in fuga dal suo rapitore, ed è vitale trovarla prima che sia lui a farlo. Ma fra quei laghi in cui si specchiano antichi castelli popolati di spettri e leggende, si nascondono misteri impenetrabili come la coltre di nebbia che avvolge ogni cosa…


CENNI SULLA VITA di:
KAREN SANDER - Sabine Klewe

Ripresa da internet e/o dalla 4° di copertina:
Karen Sander vive, con il marito, in Renania (una regione della Germania). Sotto il suo vero nome Sabine Klewe ha scritto numerosi libri di crimini e, anche, molti thriller. Mentre sotto lo pseudonimo di Sabine Martin lei ha scritto con Martin Conrath anche romanzi storici. Ha lavorato a lungo come traduttrice e docente universitaria, prima di raggiungere il successo internazionale con la serie incentrata sulla coppia investigativa Stadler-Montario, pubblicata in Italia da Giunti (Muori con meAscolta o muoriGuarda o muoriAdesso muori). La dama verde ha scalato le classifiche tedesche segnando la svolta dell’autrice verso la suspense psicologica. Sabine Klewe, nata nel 1966 a Düsseldorf, ha studiato letteratura a Düsseldorf e a Londra. Oltre al suo lavoro di autrice è anche traduttrice letteraria freelance e docente presso la Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf. Nel novembre 2006 ha ricevuto per il suo racconto "Marilyn" il Carinthian Thriller Prize (3° posto) e nel dicembre 2006 il Förderpreis für Literatur der Landeshauptstadt Düsseldorf in Northrhine-Westphalia. Dal 2004, ha pubblicato cinque thriller sull'investigatrice per hobby Katrin Sandmann. Insieme all'autore Martin Conrath ha pubblicato quattro romanzi gialli storici. Nell'aprile 20 è apparso il dodicesimo romanzo: Die weißen Schatten der Nacht è il secondo caso per il duo di investigatori di Düsseldorf Lydia Louis e Christopher Solomon. Sabine Klewe è membro del Köln-Düsseldorfer Kriminalkomitee. È madre di tre figli e vive a Bilk. 

Autrice: Vero nome è Sabine Klewe ha utilizzato come Pseudonimi Sabine Martin e Karen Sander
Casa Editrice: Giunti
Lingua: Italiana
Traduttrice : Lucia Ferrantini
Prima Edizione: 22.09.2021
Pagine: 276 Copertina Flessibile
 
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